<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"
	>

<channel>
	<title>la terza colonna</title>
	<atom:link href="http://hyeron.wordpress.com/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://hyeron.wordpress.com</link>
	<description>geo-politiche dello sviluppo sostenibile</description>
	<lastBuildDate>Mon, 05 Dec 2011 10:05:03 +0000</lastBuildDate>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.com/</generator>
<cloud domain='hyeron.wordpress.com' port='80' path='/?rsscloud=notify' registerProcedure='' protocol='http-post' />
<image>
		<url>http://s2.wp.com/i/buttonw-com.png</url>
		<title>la terza colonna</title>
		<link>http://hyeron.wordpress.com</link>
	</image>
	<atom:link rel="search" type="application/opensearchdescription+xml" href="http://hyeron.wordpress.com/osd.xml" title="la terza colonna" />
	<atom:link rel='hub' href='http://hyeron.wordpress.com/?pushpress=hub'/>
		<item>
		<title>Tutti gli uomini (e le donne) del presidente</title>
		<link>http://hyeron.wordpress.com/2011/12/03/tutti-gli-uomini-e-le-donne-del-presidente/</link>
		<comments>http://hyeron.wordpress.com/2011/12/03/tutti-gli-uomini-e-le-donne-del-presidente/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 10:26:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[apocalissi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://hyeron.wordpress.com/?p=516</guid>
		<description><![CDATA[Il comandante dietro le quinte La cifra della presidenza Obama (o almeno del suo primo tempo, se di questo si tratta) rimarrà negli annali il “leading from behind”. E’ una definizione coniata con riferimento alla politica estera e di sicurezza nazionale, ma la gestione dell’economia, per sua natura e tempi, ricade molto più sotto il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hyeron.wordpress.com&amp;blog=8567713&amp;post=516&amp;subd=hyeron&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color:#c0c0c0;"><strong>Il comandante dietro le quinte</strong></span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">La cifra della presidenza Obama (o almeno del suo primo tempo, se di questo si tratta) rimarrà negli annali il “leading from behind”. E’ una definizione coniata con riferimento alla politica estera e di sicurezza nazionale, ma la gestione dell’economia, per sua natura e tempi, ricade molto più sotto il dominio del legislativo, per cui si è dovuto fare i conti anche con rapporti forza parlamentari sfavorevoli al presidente (soprattutto dalle elezioni di mid term, un anno fa). Da un elenco dei collaboratori e consiglieri economici che si sono avvicendati nelle posizioni chiave si sviluppa così il profilo di una presidenza, di una impresa politica, con le sue ambizioni, le sue battaglie, le sue cadute, i punti di resistenza, e le sue speranze.<span id="more-516"></span> Emerge appunto un percorso tormentato, ma lasciamo decidere ai fatti e al libero giudizio del lettore se l’intenso turn over nell’entourage presidenziale riveli erraticità, opportunismo, pavidità o una mano forte e una testa pensante “dietro le quinte”..</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">Si deve partire da due coordinate fondamentali, una esterna e una interna:</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">a) Da molti mesi si propone una divaricazione tra Usa e leadership UE, sulla politica economica. Mentre gli europei insistono su un rigore fiscale incondizionato, visto come unica e urgente soluzione agli squilibri finanziari degli stati, gli americani puntano a una strategia dei due tempi: risanare prima le economie, recuperare competitività e occupazione, e la base industriale duramente colpita da crisi e delocalizzazione, e poi procedere con decisione, e con un respiro di medio periodo, alle necessarie politiche fiscali restrittive.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">b) Qual è la formazione, e la provenienza dei consiglieri? Quanti e quali di essi vengono dalla grande finanza di Wall Street? E’ un aspetto sensibile, considerata la grandissima importanza che ha la riforma del sistema finanziario nel programma obamiano, e il ruolo della finanza sregolata nel tracollo del 2008 e nella perdurante crisi economica.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">Cominciamo con chi non c’è ma avrebbe potuto esserci. i grandi economisti della sinistra &#8211; <span style="color:#af071f;"><strong>Paul Krugman</strong></span>, <span style="color:#af071f;"><strong>Joseph Stiglitz</strong></span>, <span style="color:#af071f;"><strong>Robert Reich</strong></span> &#8211; che avevano salutato il mandato Obama con grandi speranze, sono ormai arroccati su posizioni fortemente critiche o comunque ben distanti rispetto al presidente e alla sua gestione economica, considerata ormai persa in una inconcludente deriva centrista. Anche se le sferzanti e frequenti contestazioni di Krugman sul NYT lasciano spesso un piccolo margine di aspettativa. Sono professori universitari, Krugman e Stiglitz (a suo tempo vice-presidente della Banca Mondiale, che ovviamente non è una semplice banca) in particolare sono premi Nobel. Reich fu l’economista di riferimento del primo Clinton, prima che la svolta moderata del presidente lo mettesse fuori gioco, assieme al progetto di riforma sanitaria della moglie Hillary.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;"><a href="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/12/paul20volcker.jpg"><span style="color:#c0c0c0;"><img class="alignleft  wp-image-517" title="paul%20volcker" src="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/12/paul20volcker.jpg?w=358&#038;h=264" alt="" width="358" height="264" /></span></a>Il vecchio <span style="color:#af071f;"><strong>Paul Volcker</strong></span>, a suo tempo considerato il consigliori del Principe, il più influente collaboratore di Obama per la politica economica, ha presieduto l&#8217;Economic Recovery Advisory Board voluto dal presidente, e ha ispirato la riforma del sistema finanziario (Dodd-Frank Act, luglio 2010) contro cui la grande finanza Usa ha condotto una guerra senza quartiere, incondizionatamente appoggiata dalla destra repubblicana e da una parte degli stessi democratici. La battaglia più aspra, si è combattuta proprio sulla “Volcker Rule”, il divieto quasi completo alle grandi banche commerciali di operare in proprio (e cioè attingendo alla massa di depositi dei risparmiatori) sui mercati speculativi – borsa, derivati, partecipazioni superiori al 3% in hedge fund. L’asse Obama-Volcker è stato battuto, ma la questione rimane aperta. Volcker con la sua autorevolezza ha potuto coprire il presidente anche &#8220;a destra&#8221;, dalle accuse di socialismo e ostilità ideologica alla libera impresa &#8211; si è dimesso nel febbraio 2011. E&#8217; stato a lungo presidente della <span style="color:#af071f;"><strong>Federal Reserve</strong></span>, negli anni di Reagan. Si dimise per insanabile contrasto sulla politica di deregulation finanziaria, da lui considerata foriera di disastri. Negli anni successivi si prese anche lui qualche passaggio “on the wild side” della finanza, alla guida della banca d’affari J. Rothschild, Wolfensohn &amp; Co, per assumere poi, nel 1996, la presidenza dell’ Independent Committee of Eminent Persons – fondato per indagare sui conti dormienti in Svizzera degli ebrei periti nell’Olocausto, e trattare con gli istituti finaziari coinvolti.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;"><a href="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/12/summers-obama.jpg"><span style="color:#c0c0c0;"><img class="alignleft  wp-image-518" title="summers-obama" src="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/12/summers-obama.jpg?w=359&#038;h=247" alt="" width="359" height="247" /></span></a>Altra personalità fondamentale, quasi un contrappunto di Volcker nell’entourage presidenziale, è stato <span style="color:#af071f;"><strong>Larry Summers</strong></span>, già segretario al Tesoro di Clinton, e alla guida del National Economic Council per due anni, fino a novembre 2010. Anche lui autorevolissimo professore, a Harvard. Summers è un po’ l’altro volto della presidenza Obama in politica economica. Si può dire che la guerra sotterranea tra i due grandi consiglieri per il cuore della presidenza Obama sia la vera storia della prima fase di politica economica: noto per una impostazione più centrista e contrario alla Volcker Rule, spesso in contrasto con lo stesso ex-presidente fed (che, si dice, fu poi estromesso dai meeting nello studio Ovale), Summers si è opposto alla introduzione di limiti alle stellari retribuzioni dei top-manager finanziari, ha impresso un orientamento pro-businness allo stimolo fiscale (sgravi alle imprese, anziché fondi per le infrastrutture), è stato criticato per conflitto di interessi (avendo ricevuto nel 2008 ricchissimi bonus da un hedge fund e da società poi salvate/aiutate da fondi pubblici). Come Segretario al Tesoro di Clinton aveva sostenuto l’abrogazione parziale del Glass-Steagall Act, precisamente delle norme che stabilivano una separazione tra banca d’affari e banca commerciale. Un salto di qualità nella deregulation avviata da Reagan che aprì le ultime dighe alla speculazione. Summers ha lasciato l’incarico al Nec alla fine del 2010.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">In polemica con Summers si è dimessa nel settembre 2010 un’altra importante collaboratrice del presidente, <span style="color:#af071f;"><strong>Christina Romer</strong></span>, presidente del Council of Economic Advisers. Pare che Romer &#8211; cui competeva la elaborazione di simulazioni econometriche per l’impatto delle misure di stimolo all’economia varate nel 2009 &#8211; fosse favorevole a un programma più vasto (almeno 1.2 trilioni di dollari, anziché gli 800 miliardi poi approvati), e che il presidente del Nec abbia praticamente impedito la discussione stessa della questione col presidente. La Romer viene dall’Università di Berkley, dove insegna economia.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;"><span style="color:#af071f;"><strong>Peter Orszag</strong></span>, altro economista-chiave, è stato direttore dell’ Office of Management and Budget, si è dimesso nel luglio 2010. Ha avuto un ruolo cruciale nella elaborazione del piano di riforma della sanità, ma i suoi sforzi per convincere il presidente a rompere la promessa elettorale e aumentare le imposte anche per una parte della classe media sono stati frustrati. Anche in questo caso pare che l’influsso di Summers su Obama sia stato una barriera insuperabile (questa volta un influsso di sinistra, o keynesiano, dunque). Ma si deve notare come il presidente &#8211; pressato anche dalla sinistra affinchè lanciasse un nuovo grande piano di spesa pubblica – abbia scelto una via pragmatica e intermedia.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">Si deve assolutamente ricordare la <span style="color:#af071f;"><strong>Elizabeth Warren</strong></span>, se pure è una esperta di diritto economico e finanziario, più che una economista in senso stretto: ha concepito e praticamente costruito la nuova authority federale che vigila sui prodotti finanziari, contemplata dalla legge di riforma del sistema finanziario per proteggere i consumatori contro le banche – su di lei e la nuova agenzia si è concentrata gran parte della durissima offensiva di Wall Street e dei repubblicani. Non ha potuto presiedere il nuovo organismo, ma ora si candiderà al Senato. E’ professoressa di diritto commerciale ad Harvard.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">Non è un consigliere, ma il partner del presidente nel tandem che guida la politica economica e monetaria del paese, come presidente della<span style="color:#af071f;"><strong> Federal Reserve</strong></span>, <span style="color:#af071f;"><strong>Ben Bernanke</strong></span>. Era nel comitato della Fed, poi nel consiglio di esperti economici del presidente con Bush jr., anche lui autorevole professore di economia, alla Princeton Univ<a href="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/12/volcker.gif"><span style="color:#c0c0c0;"><img class="alignleft  wp-image-519" title="volcker" src="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/12/volcker.gif?w=343&#038;h=352" alt="" width="343" height="352" /></span></a>ersity. La sintonia con l’orientamento presidenziale appare chiara, e in effetti i due presidenti sono perfettamente accomunati nelle violente accuse della destra repubblicana come cospiratori contro la potenza americana (Obama come socialista spendaccione antiamericano e incapace &#8211; Bernanke accusato di annacquare il dollaro, per la politica di allentamento quantitativo, cioè l’espansione della liquidità in circolazione)</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">Poi ovviamente c’è l’alter ego economico, l’enigmatico <span style="color:#af071f;"><strong>Tim Geithner</strong></span>, il <strong>segretario al Tesoro</strong>, spesso in predicato di dimettersi. Viene dai vertici della Federal Reserve.</span></h3>
<h3><span style="color:#2353db;">A distanza di circa un anno dal grande turn over negli staff economici la rotta presidenziale appare ancora poco decifrabile, e comunque lontana dalle mete dell’occupazione e del pieno recupero dell’economia. Volcker è stato sostituito addirittura con Jeff Immelt, il capo di General Electric, segnando una marcata svolta a destra (almeno simbolica) dell’amministrazione. La Volcker Rule risorge (pare) dalle proprie ceneri, se, come preannunciato, le authorities competenti (tra cui la Fed) la incorporeranno nei regolamenti attuativi della Dodd-Frank. La disoccupazione ristagna a livelli molto alti (9%), mentre il debito federale tocca in questi giorni la soglia del 100% su Pil. La drammatica trattativa di luglio coi repubblicani (per ottenere la revisione del tetto al debito) ha sconcertato la sinistra democratica, per i pesantissimi tagli al welfare che il presidente era disposto a concedere. La manovra di espansione fiscale del primo anno non ha prodotto quasi risultati tangibili per le famiglie (se pure forse ha salvato l’economia dal collasso), la Fed non ha quasi più margini per nuove espansioni monetarie, e gli effetti delle grandi riforme (finanziaria e sanitaria) emergeranno nel corso degli anni. E’ tempo forse di uscire dalla trincea: gli ordini esecutivi di questi giorni &#8211; sui gravissimi abusi delle case farmaceutiche, sui mutui immobiliari a tassi usurai, sui prestiti scolastici &#8211; segnano un cambio di passo.</span></h3>
<br />Filed under: <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/apocalissi/'>apocalissi</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/hyeron.wordpress.com/516/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/hyeron.wordpress.com/516/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/hyeron.wordpress.com/516/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/hyeron.wordpress.com/516/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/hyeron.wordpress.com/516/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/hyeron.wordpress.com/516/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/hyeron.wordpress.com/516/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/hyeron.wordpress.com/516/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/hyeron.wordpress.com/516/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/hyeron.wordpress.com/516/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/hyeron.wordpress.com/516/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/hyeron.wordpress.com/516/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/hyeron.wordpress.com/516/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/hyeron.wordpress.com/516/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hyeron.wordpress.com&amp;blog=8567713&amp;post=516&amp;subd=hyeron&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://hyeron.wordpress.com/2011/12/03/tutti-gli-uomini-e-le-donne-del-presidente/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/eefa5990e7d65e8af4a1e8aff8950f44?s=96&#38;d=http%3A%2F%2Fs0.wp.com%2Fi%2Fmu.gif&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">hyeron</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/12/paul20volcker.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">paul%20volcker</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/12/summers-obama.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">summers-obama</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/12/volcker.gif" medium="image">
			<media:title type="html">volcker</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Nel Ventre del Dragone</title>
		<link>http://hyeron.wordpress.com/2011/09/17/nel-ventre-del-dragone-squilibri-e-motori-della-transizione-cinese/</link>
		<comments>http://hyeron.wordpress.com/2011/09/17/nel-ventre-del-dragone-squilibri-e-motori-della-transizione-cinese/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 17 Sep 2011 20:33:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[apocalissi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://hyeron.wordpress.com/?p=493</guid>
		<description><![CDATA[squilibri e motori della transizione cinese Immaginate un vasto fiume tranquillo, il fragore lontano delle cascate. In queste acque procede una grande nave, come un transatlantico. La prua è rivolta a valle, ma è in corso la manovra per invertire la rotta. Per la gigantesca stazza della nave, e la complessa potenza delle macchine, l’operazione [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hyeron.wordpress.com&amp;blog=8567713&amp;post=493&amp;subd=hyeron&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color:#683c85;">squilibri e motori della transizione cinese</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;"><a href="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/09/megapolis-hd-photo-wallpapers-collection-110151.jpg"><span style="color:#ffffff;"><img class="alignleft size-large wp-image-503" title="megapolis-hd-photo-wallpapers-collection-11015" src="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/09/megapolis-hd-photo-wallpapers-collection-110151.jpg?w=1024&#038;h=640" alt="" width="1024" height="640" /></span></a>Immaginate un vasto fiume tranquillo, il fragore lontano delle cascate. In queste acque procede una grande nave, come un transatlantico. La prua è rivolta a valle, ma è in corso la manovra per invertire la rotta. Per la gigantesca stazza della nave, e la complessa potenza delle macchine, l’operazione è estremamente lenta e delicata. Non v’è alcun dubbio che la potenza dei motori avrebbe facilmente ragione della corrente avversa, una volta correttamente orientata: l’incertezza è tutta nella difficoltà della manovra, l’inerzia della grande nave è tale che una troppo brusca virata farebbe perdere il controllo del timone, causare il naufragio che si vuole evitare. La manovra procede con estrema lentezza, il ruggito della cascata aumenta.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Questa è forse la condizione della Cina, vasta nave, del suo sistema finanziario reale (ben più intricato di quello ufficiale) &#8211; complesso motore che rischia di portare il paese attraverso gravi squilibri fino all’erompere di una o più bolle speculative.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Noi scendiamo in sala macchine, a vedere come stanno le cose.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Quando si parla di squilibri nell’economia cinese si pensa quasi sempre al tasso di cambio (sulla cui gestione si concentrano rimostranze e pressioni occidentali, soprattutto di Washington), o al tasso d’inflazione (oggetto delle preoccupazioni cinesi).  E’ in corso da alcuni anni (ma con particolare intensità da questa primavera) tra gli addetti ai lavori un serrato dibattito sulla presenza nel tessuto economico cinese di importanti bolle speculative, ovvero di altre e più profonde distorsioni strutturali nella allocazione delle risorse &#8211; di questi scompensi i profili di cambio e prezzi sarebbero in parte causa, in parte sensore.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">I focolai sembrano molteplici:</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">_ recentemente hanno suscitato una certa inquietudine report ufficiali e analisi delle banche d’affari sulla<span style="color:#c43036;"> finanza delle amministrazioni locali</span>. Se il National Audit Office (NAO) cinese parla di circa 10.700miliardi di renminbi (rmb), pari a un sostenibile 27% del Pil, gli analisti di Standard Chartered &#8211; banca d’affari focalizzata in particolare sull’estremo oriente &#8211; “vedono” un ammontare decisamente superiore (altri 4mila mld di “credito informale”). Non si tratta tanto del valore, assoluto o in rapporto al Pil, quanto dell’opacità e fragilità del sistema finanziario su cui il debito insiste. Il tasso di interesse praticato dalle banche sul credito “periferico” è stimato a un 6% medio, molto superiore al tasso ufficiale del 2%, che vige per il debito del governo centrale. Considerato il profilo delle scadenze la pressione sulle amministrazioni locali è già opprimente (un 21% delle entrate solo per pagare gli interessi, quest’anno), ma destinata ad arrivare a livelli drammatici nei prossimi due-tre anni. In realtà già Shanghai e lo Yunnan hanno fatto presente di avere capacità di onorare solo il pagamento degli interessi. Un aspetto particolarmente preoccupante è che proprio il credito informale, di cui il NAO non tiene conto, appare il più inaffidabile e privo di collaterale. A questo si aggiunge che la stretta in corso sul credito, parte essenziale della manovra del governo volta a prevenire/assorbire bolle speculative e inflazione, colpisce in particolare province, città e imprese medio-piccole. Quasi sicuramente il bilancio nazionale dovrà farsi carico di una parte importante del debito periferico, se non vuole correre il rischio di insolvenze generalizzate in grado di minare la credibilità del sistema bancario.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;"><a href="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/09/5855235731_47aefe4a2c_b.jpg"><span style="color:#ffffff;"><img class="alignleft size-full wp-image-505" title="5855235731_47aefe4a2c_b" src="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/09/5855235731_47aefe4a2c_b.jpg?w=497" alt=""   /></span></a>_ <span style="color:#c43036;">il credito alle grandi opere infrastrutturali</span> (ferrovie, autostrade, aeroporti, interi quartieri e città..) e all’industria pesante opera al di fuori di ogni regola di mercato, potendo attingere al vasto bacino del risparmio a tassi amministrati, estremamente e artificiosamente bassi.  E’ soprattutto in questo snodo che si vede chiaramente la presa politica sull’economia, il ruolo demiurgico del partito comunista nel plasmare e orientare la formidabile crescita cinese, e dopotutto deve essere stato fatto un buon lavoro se i risultati sono quelli che tutti sappiamo: è sicuro che si deve all’esistenza e alle prospettive di sviluppo di vaste e moderne reti infrastrutturali se la Cina ha attratto in questi decenni tanta parte dei flussi globali di investimento diretto, ed è diventata “la fabbrica del mondo”, ma alcuni economisti puntano il dito su autostrade deserte, aeroporti nuovi di zecca e rimasti intatti, intere città fantasma e impianti siderurgici inutilizzati. Sarebbero questi chiari segnali di un eccesso di investimento che porterà tra breve a una catastrofica crisi da sovracapacità produttiva. Questo il parere dell’autorevolissimo “corvaccio” Nouriel Roubini, esperto in cigni neri e grande vaticinatore  del tracollo subprime negli Usa.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">In realtà ricerche specifiche in materia, condotte tra vari settori e regioni, non segnalano alcuna evidenza di un declino nel tasso di rendimento del capitale, tipico parametro utilizzato per misurare l’efficienza di un investimento. Lo stock di capitale per persona o per ora-lavoro è ben al di sotto dei livelli prevalenti nelle maggiori economie sviluppate, e carenze infrastrutturali permangono in vasti territori, dagli acquedotti alla rete elettrica.  Roubini e i pessimisti però potrebbero avere ragione, perché anche l’investimento utile deve assecondare la limitatezza delle risorse e le direttive di sviluppo di una società in trasformazione: si devono rispettare delle priorità, e quelle della Cina odierna sono in gran parte dettate dalle problematiche dell’urbanizzazione e di una necessaria crescita dei consumi. Dunque meno industria pesante e infrastrutture per l’export (altamente energivoro, ha esternalità enormi su ambiente e salute e crea poca occupazione), e più reti idriche e fognarie, elettriche, e ferrovie ad alta velocità, metropolitane (in grado non solo di agevolare la logistica e ridurre costi di distribuzione, facilitare la mobilità del lavoro, ma anche di generare tempo libero per maggiori consumi e migliore qualità della vita), ma anche le infrastrutture “soft” del nascente Stato Sociale: istruzione, servizio sanitario, previdenza sociale, cultura e impianti sportivi.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">_ la bolla di credito offerto da <span style="color:#d50b4f;">privati e banche “informali”</span>: la contrazione del credito “ufficiale”, voluta dalla dirigenza cinese e perseguita attraverso successivi rialzi nei tassi di interesse e direttive al sistema bancario, ha razionato la liquidità soprattutto ad amministrazioni locali e piccole e medie imprese, in particolare nel settore dello sviluppo immobiliare. Questo ha favorito l’affermarsi, in particolare nell’ultimo anno, di un ricco sottobosco di finanza informale, prestiti da privati e da istituti non riconosciuti, a tassi estremamente elevati: una manna per risparmiatori costretti ad accettare rendimenti reali quasi nulli o negativi, al tasso ufficiale. Si è così pompata una vasta massa di credito irregolare, sommerso, quasi sempre privo di garanzie. Viene da chiedersi:  a) quali conseguenze potrebbe avere sulla stabilità finanziaria e sull’economia un crack , una vasta insolvenza. b) quale genere di business possa generare ritorni così elevati da giustificare e soddisfare tassi debitorii così stellari: in qualche modo la bolla del credito informale rimanda ad altre bolle speculative.. probabilmente nell’immobiliare.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">_<span style="color:#d50b4f;"> Il settore immobiliare</span> è diventato negli ultimi due anni, forse più dello stesso investimento infrastrutturale, il primo dei sospetti. E’ comunque una industria di vastissime dimensioni, il cui andamento è considerato decisivo per gli sviluppi dell’economia cinese e mondiale, dato l’impatto enorme che ha sul consumo di materie prime: aggregando all’edilizia l’indotto (cioè la componente di investimento infrastrutturale ad essa collegato, la produzione di impianti domestici e almeno parte dell’automobilistico) si arriva a 2/3 del consumo interno di acciaio (ovvero di quel 50% del consumo globale cui ammonta la Cina). L’immobiliare è dunque insieme uno dei motori del pericoloso boom nell’investimento industriale verificatosi a partire dal 2009, e la fonte di una possibile, rovinosa bolla speculativa. Anche qua il dibattito è in corso tra gli analisti, tra quelli che <a href="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/09/megapolis-hd-photo-wallpapers-collection-5658.jpg"><span style="color:#ffffff;"><img class="alignleft size-large wp-image-507" title="megapolis-hd-photo-wallpapers-collection-5658" src="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/09/megapolis-hd-photo-wallpapers-collection-5658.jpg?w=1024&#038;h=640" alt="" width="1024" height="640" /></span></a>vedono in una serie di parametri un andamento completamente fuori mercato di prezzi e volumi, e l’imminenza di una drastica correzione, con conseguenze destabilizzanti sull’intera economia, e chi sostiene che quei coefficienti non possono essere pesati rispetto al mercato cinese – una realtà che ha un dinamismo economico e demografico incomparabile alle economie del G8 – nei modi consueti. Grattacieli, centri direzionali, interi quartieri e città ora deserti saranno popolati in futuro, secondo gli ottimisti.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Non è facile ricostruire le effettive dinamiche di quel mercato, in Cina, per la carenza di dati attendibili da parte delle autorità centrali e locali, nondimeno a Giugno si è rilevata una caduta dei prezzi nelle nove città più grandi ( -4.9% in un anno), e l’Economist ha tentato di recuperare e sintetizzare i dati grezzi disponibili in un indice comprensivo di settanta città: ne emerge un drastico rallentamento nella corsa dei prezzi, ma comunque un trend in moderato rialzo. In pratica la stretta creditizia del governo starebbe funzionando, inducendo un rallentamento e poi uno stop, forse una graduale correzione nei prossimi mesi e anni. In realtà, per l’immobiliare, i primi effetti di una inversione non si misurano sui prezzi, ma sui volumi e sull’andamento del debito: sperando in una ripresa del mercato molti operatori preferiscono rimanerne fuori (contrazione nel volume degli scambi), attingendo a linee di credito (ufficiale o informale) per pagare i conti. Questo sembra essere proprio quel che è accaduto in questi mesi: l’eventualità di un traumatico redde rationem con crolli dei prezzi, insolvenze a valanga, e seri danni alla stabilità delle banche, non può essere esclusa.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Dove ha fatto rotta in questi anni, a partire dal 2008 della Grande Crisi finanziaria, il Timoniere?  Proviamo a ricostruire la storia.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">fra pochi giorni.</span></h3>
<br />Filed under: <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/apocalissi/'>apocalissi</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/hyeron.wordpress.com/493/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/hyeron.wordpress.com/493/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/hyeron.wordpress.com/493/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/hyeron.wordpress.com/493/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/hyeron.wordpress.com/493/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/hyeron.wordpress.com/493/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/hyeron.wordpress.com/493/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/hyeron.wordpress.com/493/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/hyeron.wordpress.com/493/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/hyeron.wordpress.com/493/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/hyeron.wordpress.com/493/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/hyeron.wordpress.com/493/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/hyeron.wordpress.com/493/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/hyeron.wordpress.com/493/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hyeron.wordpress.com&amp;blog=8567713&amp;post=493&amp;subd=hyeron&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://hyeron.wordpress.com/2011/09/17/nel-ventre-del-dragone-squilibri-e-motori-della-transizione-cinese/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>18</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/eefa5990e7d65e8af4a1e8aff8950f44?s=96&#38;d=http%3A%2F%2Fs0.wp.com%2Fi%2Fmu.gif&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">hyeron</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/09/megapolis-hd-photo-wallpapers-collection-110151.jpg?w=1024" medium="image">
			<media:title type="html">megapolis-hd-photo-wallpapers-collection-11015</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/09/5855235731_47aefe4a2c_b.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">5855235731_47aefe4a2c_b</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/09/megapolis-hd-photo-wallpapers-collection-5658.jpg?w=1024" medium="image">
			<media:title type="html">megapolis-hd-photo-wallpapers-collection-5658</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Poker cinese sull&#8217;Euro</title>
		<link>http://hyeron.wordpress.com/2011/07/28/poker-cinese-sulleuro/</link>
		<comments>http://hyeron.wordpress.com/2011/07/28/poker-cinese-sulleuro/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 13:11:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[apocalissi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://hyeron.wordpress.com/?p=472</guid>
		<description><![CDATA[la partita dell’Euro, la mano cinese Eppur non si muove &#8211; nonostante tutto l’euro regge sui mercati. Mentre la contraddizione al cuore del sistema, il suo essere primo e unico caso di moneta che non esprime una sovranità politica, le sta producendo una sorta di collasso al rallentatore, non si è verificato alcun tracollo nei [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hyeron.wordpress.com&amp;blog=8567713&amp;post=472&amp;subd=hyeron&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#c02053;"><strong>la partita<br />
dell’Euro, la mano cinese</strong></span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">Eppur non si muove &#8211; nonostante tutto l’euro regge sui mercati. Mentre la</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> contraddizione al cuore del sistema, il suo essere primo e unico caso di moneta</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> che non esprime una sovranità politica, le sta producendo una sorta di collasso</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> al rallentatore, non si è verificato alcun tracollo nei cambi – in particolare</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> verso il dollaro. E’ vero, il biglietto verde si trova in una condizione</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> apparentemente simile, di controintuitiva tenuta a fronte di politiche (da</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> parte della Fed) e non-politiche (l’impasse tra Congresso e Casa Bianca su</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> tetto del debito e manovra di rientro dal medesimo) che ne minano la solidità.</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> Eppure c’è qualcos’altro, dopotutto l’euro fronteggia una minaccia esistenziale</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> (nessuno si chiede ragionevolmente se il dollaro continuerà a esistere fra tre</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> o quattro anni). Proprio per questa intima fragilità, anzi inconsistenza, della</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> costruzione politica dietro la moneta, il cambio incorpora una forte componente</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> speculativa, aspettative su una crisi politica &#8211; prima che finanziaria –</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> dell’unione. Da qualche tempo nella partita di poker sull’euro è entrato un</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> nuovo giocatore, la Cina. Un giocatore il cui peso altera significativamente le</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> aspettative: i flussi valutari sono imponenti, ma sono soprattutto</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> <a href="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/07/tembok_besar_cina2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-477" title="tembok_besar_cina2" src="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/07/tembok_besar_cina2.jpg?w=497" alt=""   /></a>le vaste riserve in valuta del paese a dissuadere la speculazione da attacchi</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> in grande stile. Erede di una millenaria sapienza taoista, il Socio Cinese sa</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> come giocare una partita di poker, che le battaglie si vincono prima di (o senza)</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> essere combattute, ma anche che non è saggio, nel lungo periodo, andare contro</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> il mercato. Questo semplicemente riflette, e prepara, il possibile collasso</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> (geo)politico dell’Unione dietro la moneta, e se dovesse verificarsi il default</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> greco o una rottura aperta e insanabile nella cittadella politica, l’asse</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> Berlino-Parigi,  dal varco nella muraglia</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> le orde speculative dilagherebbero incontrastate, Pechino dovrebbe ritirarsi</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> dalla difesa, e con gran danno.</span></p>
<p><span style="color:#c02053;"><strong>L’interesse di<br />
Pechino</strong></span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">Perché la Cina si assume il rischio di questa operazione? Facciamo qualche</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> ipotesi:</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">_ l’eurozona è il primo mercato di</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> sbocco dell’export cinese, ormai anche più importante degli stessi Usa, una sua</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> destabilizzazione finanziaria ed economica sicuramente si ripercuoterebbe</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> negativamente sulla “fabbrica del mondo”.</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">_ è in corso da alcuni anni una graduale</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> diversificazione delle riserve cinesi dal dollaro e dai treasury bonds (i</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> titoli del Tesoro Usa) e l’euro, è l’alternativa naturale. Esistono</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> naturalmente valute più solide in questa fase storica, ma real brasiliano, franco</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> svizzero o dollaro australiano non offrono mercati finanziari abbastanza</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> liquidi e sviluppati per le esigenze di un “operatore” come la Cina.</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">_ c’è una questione di respiro più</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> strategico: il sistema finanziario globale è entrato da alcuni anni in una fase</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> di transizione, al termine della quale il dollaro non avrà più la centralità</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> “tolemaica”che ha nel firmamento attuale. Il renminbi appare destinato a</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> sostituirlo, nel lungo periodo (se pure non con quel grado di egemonia), ma è</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> un processo che richiederà alcuni decenni. Attualmente è l’euro l’unico</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> concorrente serio del dollaro come valuta di riserva e come moneta di scambio</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> nel commercio internazionale. La sua esistenza offre a Pechino (e non solo) non</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> semplicemente un “porto sicuro” per investire le proprie riserve in alternativa</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> ai titoli denominati in dollari, ma anche una sponda fondamentale per mettere</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> in questione (gradualmente, siamo cinesi) la pericolante (e pericolosa)</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> centralità del dollaro, prefigurare e cominciare a costruire una architettura</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> finanziaria globale per la transizione. Se veramente il gruppo dirigente cinese</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> pensa a un paniere di valute di riferimento per traghettare il sistema globale</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> dalla crisi strutturale del dollaro a un nuovo ordine (del) Pacifico, è chiaro</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> che il fallimento del progetto euro renderebbe impercorribile questa rotta.</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">La moneta unica europea inoltre rappresenta</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> una soluzione, un partner ottimale, con la sua vastissima base economica,</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> mercati finanziari sviluppati alle spalle e un potere politico più</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> inconsistente che soft, apparentemente molto meno risoluto di Washington nel</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> far valere proprie ragioni e interessi. E comunque la simbiosi cinese, il <em>patto di mutua distruzione assicurata </em>che</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> lega economicamente e finanziariamente Cina e Usa, se si è rivelato in parte</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> deleterio per questi, ora appare sempre più pericoloso o almeno inaffidabile</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> anche a Pechino. Gli anni a venire, inoltre, sembrano destinati a rivelare o</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> infiammare diverse dorsali di conflitto tra le due superpotenze, primariamente</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> sulla competizione per le risorse energetiche.</span></p>
<p><span style="color:#c02053;"><strong>I “no”dell’Unione<br />
Europea </strong></span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">In realtà la dirigenza cinese ha scoperto alcuni anni fa che pure il</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> rissoso club europeo, la UE, può dire i suoi niet. Forse perché viene da</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> Venere, come piace pensare ai neocon americani, l’UE non si oppone frontalmente</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> come fa Washington, piuttosto si nega, ma con conseguenze non meno pesanti.</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> Alcuni anni fa l’intesa con la Cina si costruiva non nelle sale operative dei</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> mercati finanziari, ma al massimo livello, quello politico dei grandi accordi</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> strategici. Il punto più alto fu nel 2003, con la firma del partenariato</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> strategico e la cooperazione sul progetto Galileo (il sistema di navigazione</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> satellitare europeo di nuova generazione), un programma di sviluppo industriale</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> di altissimo profilo tecnologico e politico, con il coinvolgimento dei settori</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> della sicurezza e della difesa. Negli anni successivi i rapporti si andarono</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> progressivamente deteriorando, per il peggioramento del deficit commerciale</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> europeo con la Cina, e una serie di pratiche commerciali scorrette ritenute alla</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> sua origine &#8211; ma anche per passaggi simbolici importanti, come la mancata</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> revoca dell’embargo UE alle forniture di armi a Pechino (risalente a  Tienanmen, giugno 1989). Nel 2008 si arrivò</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> così alla esclusione della Cina (il più grande partner non europeo) dal bando</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> di gara per la “fase due” del Galileo, causa la mancata adozione da parte</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> cinese di un importante trattato WTO (Organizzazione Mondiale per il Commercio)</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> sugli appalti pubblici. Conflitti sulla (mancata) tutela della proprietà</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> intellettuale e sulla concorrenza che Pechino si prepara a lanciare proprio sul</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> terreno della navigazione satellitare &#8211; con un proprio sistema in gestazione -</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> erano all’origine della rottura, ma è ben possibile che – come sostenuto da</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> Pechino – abbia giocato un ruolo la diffidenza Usa riguardo all’accesso dei</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> partner cinesi alle parti strategicamente sensibili del sistema.</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">Il Dragone per parte sua recrimina pure sul mancato riconoscimento da parte</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> di Bruxelles dello status di economia di mercato (MES), e sulle connesse misure</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> europee di protezione antidumping.</span></p>
<p><span style="color:#c02053;"><strong>Una partita aperta</strong></span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">Queste sono tutte partite aperte tra Cina e UE (ed Eurolandia in</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> particolare), ma i rapporti di forza sono cambiati, e ora Pechino segue una sua</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> strada di integrazione economica con l’Europa, più unilaterale. Non si tratta</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> solo di entrare come azionista dell’euro, nel suo bacino di debito pubblico:</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> anche fondi sovrani e grandi società (e privati) cinesi investono nelle imprese</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> europee &#8211; per diversificare ma anche per accedere a riserve di know-how e</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> tecnologia – e nelle grandi infrastrutture (soprattutto porti mediterranei e</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> del Nord), a supporto del proprio export. La Cina inoltre è cresciuta, ora è</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> anche un vasto e importante mercato, assolutamente decisivo per l’industria</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> tedesca,  anche  questo è chiaramente un canale forte di presa</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> politica sul continente.</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">Bruxelles però, come si è visto, ha ancora molto in serbo da offrire per una</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> <em>Grande Entente </em>con la Cina, che la</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> coinvolga sulle grandi questioni globali di medio-lungo periodo – e l’economia</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> cinese ha le sue contraddizioni e debolezze finanziarie, con cui deve pur fare</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> i conti, mentre gioca le sue riserve in valuta nelle grandi partite</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> geopolitiche.</span></p>
<p><span style="color:#888888;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="color:#888888;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="color:#808000;">nel corso di un anno l’euro si è apprezzato sul dollaro usa</span><br />
<span style="color:#808000;"> di un 9%, sulla sterlina di un 3-4%, di un 5% sul renminbi cinese. Si calcola</span><br />
<span style="color:#808000;"> che dall’estate scorsa Pechino abbia investito in attività denominate in euro, ovvero</span><br />
<span style="color:#808000;"> titoli di debito sovrano o a questo connessi, per un valore di almeno 200</span><br />
<span style="color:#808000;"> miliardi di dollari. La banca centrale cinese è accreditata di riserve</span><br />
<span style="color:#808000;"> complessive per un valore di circa 3100 miliardi di dollari, di queste un</span><br />
<span style="color:#808000;"> quarto è in titoli di debito pubblico europei (un 8% dello stock di debito</span><br />
<span style="color:#808000;"> complessivo). In particolare la Cina detiene il 12% del debito spagnolo, 12%</span><br />
<span style="color:#808000;"> del debito greco, 13% del debito italiano.</span></p>
<br />Filed under: <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/apocalissi/'>apocalissi</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/hyeron.wordpress.com/472/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/hyeron.wordpress.com/472/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/hyeron.wordpress.com/472/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/hyeron.wordpress.com/472/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/hyeron.wordpress.com/472/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/hyeron.wordpress.com/472/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/hyeron.wordpress.com/472/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/hyeron.wordpress.com/472/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/hyeron.wordpress.com/472/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/hyeron.wordpress.com/472/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/hyeron.wordpress.com/472/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/hyeron.wordpress.com/472/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/hyeron.wordpress.com/472/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/hyeron.wordpress.com/472/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hyeron.wordpress.com&amp;blog=8567713&amp;post=472&amp;subd=hyeron&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://hyeron.wordpress.com/2011/07/28/poker-cinese-sulleuro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/eefa5990e7d65e8af4a1e8aff8950f44?s=96&#38;d=http%3A%2F%2Fs0.wp.com%2Fi%2Fmu.gif&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">hyeron</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/07/tembok_besar_cina2.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">tembok_besar_cina2</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Se gli Usa rompono il salvadanaio</title>
		<link>http://hyeron.wordpress.com/2011/07/25/462/</link>
		<comments>http://hyeron.wordpress.com/2011/07/25/462/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 17:55:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[apocalissi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://hyeron.wordpress.com/?p=462</guid>
		<description><![CDATA[23 June 2011 Paris &#8212; International Energy Agency (IEA) Executive Director Nobuo Tanaka announced today that the 28 IEA member countries have agreed to release 60 million barrels of oil in the coming month in response to the ongoing disruption of oil supplies from Libya. La decisione è tecnicamente dell’Iea, di fatto fortemente voluta dagli [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hyeron.wordpress.com&amp;blog=8567713&amp;post=462&amp;subd=hyeron&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2></h2>
<p><span style="color:#ffffff;"><a href="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/07/oil-age-2010-ve-xlg-outlined.png"><img class="alignleft size-full wp-image-468" title="oil-age-2010-ve-xlg-outlined" src="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/07/oil-age-2010-ve-xlg-outlined.png?w=497" alt=""   /></a>23 June 2011 <strong>Paris </strong>&#8212; International</span><br />
<span style="color:#ffffff;">Energy Agency (IEA) Executive Director Nobuo Tanaka announced today that the 28</span><br />
<span style="color:#ffffff;">IEA member countries have agreed to release 60 million barrels of oil in the</span><br />
<span style="color:#ffffff;">coming month in response to the ongoing disruption of oil supplies from Libya.</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">La decisione è tecnicamente dell’Iea, di fatto fortemente voluta dagli Usa</span><br />
<span style="color:#ffffff;">e da questi in gran parte sostenuta (il 50% delle riserve coinvolte). Il</span><br />
<span style="color:#ffffff;">comunicato dell’organizzazione spiega che si tratta di una soluzione-ponte in</span><br />
<span style="color:#ffffff;">attesa che le promesse saudite di attingere ai propri margini di capacità</span><br />
<span style="color:#ffffff;">inutilizzata possano concretizzarsi. Effettivamente una interruzione nelle forniture</span><br />
<span style="color:#ffffff;">petrolifere da parte di un importante esportatore (Libia) è in atto, dunque la</span><br />
<span style="color:#ffffff;">decisione Iea è formalmente ineccepibile: alle riserve non si può attingere semplicemente</span><br />
<span style="color:#ffffff;">per calmierare il prezzo del barile. Nondimeno <span id="more-462"></span>questa è una delle chiavi di lettura</span><br />
<span style="color:#ffffff;">prevalenti &#8211; dopotutto il flusso libico rappresentava appena un 1.5% dei consumi</span><br />
<span style="color:#ffffff;">globali, mentre il prezzo del barile (con riferimento al benchmark europeo, il</span><br />
<span style="color:#ffffff;">brent) è aumentato negli ultimi sette mesi di almeno un 40-50%, in relazione a</span><br />
<span style="color:#ffffff;">ben altre questioni che la crisi libica.  Proviamo ad elencarle:</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">_ rischio geopolitico implicito nella</span><br />
<span style="color:#ffffff;">situazione di turbolenze e instabilità creata in M.O. dalle primavere arabe.</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">_ violenta impennata nel consumo globale</span><br />
<span style="color:#ffffff;">di energia (2010): +5.6%, un dato senza precedenti negli ultimi trentacinque</span><br />
<span style="color:#ffffff;">anni. Il dato rispecchia la parziale ripresa dei paesi OECD-Iea, la crescita</span><br />
<span style="color:#ffffff;">tumultuosa delle economie emergenti, e il trasferimento di attività</span><br />
<span style="color:#ffffff;">manifatturiera dai primi (economie ad alta efficienza energetica) ai secondi</span><br />
<span style="color:#ffffff;">(molto più energivori).</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">_ rischio geopolitico crescente dal</span><br />
<span style="color:#ffffff;">perdurare della crisi persiana.</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">_ debolezza strutturale del dollaro e</span><br />
<span style="color:#ffffff;">dell’euro (unica alternativa</span><br />
<span style="color:#ffffff;">credibile come valuta di riserva: per alcuni analisti il petrolio sarebbe, come</span><br />
<span style="color:#ffffff;">e più dell’oro, in questa fase, una sorta di bene-rifugio, nonostante la</span><br />
<span style="color:#ffffff;">notevole volatilità).</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">_ politica espansiva della Federal</span><br />
<span style="color:#ffffff;">Reserve (che, immettendo liquidità crescente, alimenta le disponibilità e le</span><br />
<span style="color:#ffffff;">propensioni della speculazione finanziaria, sempre più focalizzata su futures</span><br />
<span style="color:#ffffff;">di beni alimentari ed energetici.)</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">_ costi marginali crescenti di</span><br />
<span style="color:#ffffff;">estrazione (perché si va a pescare nei “giacimenti estremi”)</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">_ crisi di prospettive del nucleare in</span><br />
<span style="color:#ffffff;">Occidente a seguito della catastrofe di Fukushima</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">La politica espansiva Usa dovrebbe essere arrivata al capolinea pochi</span><br />
<span style="color:#ffffff;">giorni fa, con l’esaurimento del QE2 (ma la debolezza persistente della</span><br />
<span style="color:#ffffff;">congiuntura americana suggerisce che la partita non è chiusa); la crisi greca è</span><br />
<span style="color:#ffffff;">stata tamponata (ma non certo avviata a soluzione); le turbolenze nel Golfo</span><br />
<span style="color:#ffffff;">sembrano essere state assorbite da un mix di espansione della spesa pubblica,</span><br />
<span style="color:#ffffff;">repressione, interventi militari e mediazione politica da parte dei sauditi; con</span><br />
<span style="color:#ffffff;">un po‘ di ottimismo, le rinnovabili in forte espansione potranno supplire nel</span><br />
<span style="color:#ffffff;">medio periodo alla crisi del nucleare. Anche così il fronte rialzista dispone</span><br />
<span style="color:#ffffff;">di un imponente arsenale, sia sul versante del rischio geopolitico che su</span><br />
<span style="color:#ffffff;">quello dei fondamentali (domanda/offerta), che su quello della speculazione</span><br />
<span style="color:#ffffff;">finanziaria.</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">Le interpretazioni geopolitiche della decisione Iea si sprecano, dalla</span><br />
<span style="color:#ffffff;">lettura persiana (assorbire in parte un rialzo dei prezzi che sta dando</span><br />
<span style="color:#ffffff;">ossigeno vitale alla sopravvivenza del regime sotto pressione internazionale),</span><br />
<span style="color:#ffffff;">alla chiave-Opec (dare un segnale politico chiaro ai falchi</span><br />
<span style="color:#ffffff;">dell’organizzazione), a suggestive ricostruzioni di uno scambio di favori con</span><br />
<span style="color:#ffffff;">Pechino, impegnata nella trincea dell’Euro.</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">Sono ipotesi valide e interessanti, ma noi riteniamo che, trattandosi di</span><br />
<span style="color:#ffffff;">energia, in realtà ogni ricostruzione, pur centrata sugli aspetti economici &#8211; specificamente</span><br />
<span style="color:#ffffff;">industriali, o finanziari &#8211; sia anche una analisi geopolitica.  In questo senso il segnale incorporato nella</span><br />
<span style="color:#ffffff;">decisione Iea è sbagliato rispetto alla politica energetica, ed è  pericoloso, un segno di profonda, strutturale</span><br />
<span style="color:#ffffff;">debolezza, in chiave politica. Non si tratta di attingere a margini produttivi</span><br />
<span style="color:#ffffff;">(estrattivi) inutilizzati (cioè flussi), ma di rilasciare riserve di uno stock</span><br />
<span style="color:#ffffff;">finito e precisamente determinato (e neanche tanto cospicuo, data la gittata di</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">medio-lungo periodo delle problematiche rilevanti): quel che si utilizza oggi</span><br />
<span style="color:#ffffff;">verrà a mancare domani, l’impatto immediato sull’offerta è in gran parte</span><br />
<span style="color:#ffffff;">compensato da aspettative future.</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">Se ciò non dovesse per qualche ragione avvenire la manovra produrrebbe</span><br />
<span style="color:#ffffff;">comunque scompensi pericolosi: l’industria petrolifera prepara espansioni di</span><br />
<span style="color:#ffffff;">capacità produttiva future scontando sugli alti prezzi attuali (e attesi) grandi</span><br />
<span style="color:#ffffff;">progetti per i giacimenti estremi e su nuove tecnologie estrattive. Qualcosa di</span><br />
<span style="color:#ffffff;">simile vale per i programmi di sviluppo delle energie rinnovabili, e per</span><br />
<span style="color:#ffffff;">l’implementazione di nuove tecnologie di efficienza energetica. In sostanza l’industria (non solo</span><br />
<span style="color:#ffffff;">energetica) assorbe stabilmente attraverso questi aggiustamenti di medio</span><br />
<span style="color:#ffffff;">periodo gli shock petroliferi, e svuota il potere di condizionamento del</span><br />
<span style="color:#ffffff;">cartello o di singoli grandi produttori. Storicamente è stato così dopo il 1973</span><br />
<span style="color:#ffffff;">e il 1979, e questo dà un certo peso alle posizioni dei rappresentanti sauditi</span><br />
<span style="color:#ffffff;">(notoriamente colombe) nei consessi Opec.</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">Con il rilascio di riserve strategiche si è dunque mandato un triplice</span><br />
<span style="color:#ffffff;">segnale di sfiducia (o debolezza) da parte del gruppo Oecd, e degli Usa in</span><br />
<span style="color:#ffffff;">particolare:</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">_ nella capacità politica di attingere a</span><br />
<span style="color:#ffffff;">“spare capacity” di paesi amici non Opec o del Golfo Persico (Arabia Saudita in</span><br />
<span style="color:#ffffff;">testa, naturalmente), se non </span><br />
<span style="color:#ffffff;">nell’esistenza stessa di questa capacità marginale. In effetti, i</span><br />
<span style="color:#ffffff;">Sauditi non sembrano essere riusciti, nonostante le promesse, a compensare il</span><br />
<span style="color:#ffffff;">greggio venuto meno con la crisi libica, in questi mesi..</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">_ nella capacità industriale di liberare</span><br />
<span style="color:#ffffff;">risorse energetiche esistenti entro i propri confini, ma accessibili solo</span><br />
<span style="color:#ffffff;">grazie a un “salto” tecnologico.</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">_ nella capacità di rendere l’economia</span><br />
<span style="color:#ffffff;">progressivamente meno dipendente  dal</span><br />
<span style="color:#ffffff;">petrolio (attraverso guadagni di efficienza e/o sostituzione delle fonti.)</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">Se davvero la mossa del 23 giugno è il segnale di una svolta nella gestione</span><br />
<span style="color:#ffffff;">riserve strategiche, dovremo concludere che si tratta del secondo tempo della</span><br />
<span style="color:#ffffff;">crisi emersa con deepwater Horizon: un anno fa la catastrofe ecologica segnalò</span><br />
<span style="color:#ffffff;">drammaticamente a quali esiti potesse portare la crescente pressione</span><br />
<span style="color:#ffffff;">industriale sulle risorse interne (in gran parte concentrate nel Golfo del</span><br />
<span style="color:#ffffff;">Messico), ovvero la prospettiva dell’autosufficienza energetica e l’abdicazione</span><br />
<span style="color:#ffffff;">implicita all’opzione egemonica (o imperiale) come via di fuga dalla dipendenza</span><br />
<span style="color:#ffffff;">petrolifera. Oggi assistiamo, forse, a un ripiegamento ulteriore.</span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><span style="color:#008000;">La riserva strategica Iea fu costituita all’indomani del grande shock</span><br />
<span style="color:#008000;">petrolifero del 1973, per statuto i paesi membri si impegnano a mantenere stock</span><br />
<span style="color:#008000;">equivalenti ad almeno 90 gg di importazioni petrolifere. Attualmente la riserva</span><br />
<span style="color:#008000;">eccede quel livello, ammonta a 146 gg di importazioni nette complessive del</span><br />
<span style="color:#008000;">gruppo (1.6 miliardi di barili). Gli unici precedenti della decisione del 23</span><br />
<span style="color:#008000;">giugno risalgono al 1990 (a seguito del blocco e in preparazione del conflitto</span><br />
<span style="color:#008000;">con l’Iraq) e all’epoca dell’uragano Katrina, che si abbattè sulla zona</span><br />
<span style="color:#008000;">nevralgica (per gli Usa) della Louisiana.</span></p>
<br />Filed under: <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/apocalissi/'>apocalissi</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/hyeron.wordpress.com/462/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/hyeron.wordpress.com/462/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/hyeron.wordpress.com/462/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/hyeron.wordpress.com/462/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/hyeron.wordpress.com/462/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/hyeron.wordpress.com/462/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/hyeron.wordpress.com/462/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/hyeron.wordpress.com/462/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/hyeron.wordpress.com/462/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/hyeron.wordpress.com/462/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/hyeron.wordpress.com/462/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/hyeron.wordpress.com/462/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/hyeron.wordpress.com/462/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/hyeron.wordpress.com/462/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hyeron.wordpress.com&amp;blog=8567713&amp;post=462&amp;subd=hyeron&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://hyeron.wordpress.com/2011/07/25/462/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/eefa5990e7d65e8af4a1e8aff8950f44?s=96&#38;d=http%3A%2F%2Fs0.wp.com%2Fi%2Fmu.gif&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">hyeron</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/07/oil-age-2010-ve-xlg-outlined.png" medium="image">
			<media:title type="html">oil-age-2010-ve-xlg-outlined</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Africa 2011 – le città la guerra l’energia</title>
		<link>http://hyeron.wordpress.com/2011/05/08/africa-2011-%e2%80%93-le-citta-la-guerra-l%e2%80%99energia/</link>
		<comments>http://hyeron.wordpress.com/2011/05/08/africa-2011-%e2%80%93-le-citta-la-guerra-l%e2%80%99energia/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 08 May 2011 18:08:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[apocalissi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://hyeron.wordpress.com/?p=442</guid>
		<description><![CDATA[Qualcosa di potente si sta muovendo sotto la pelle dell’Africa. Mentre la scena, dall’Egitto alla Nigeria, dalla Costa d’Avorio al Sudan, è attraversata da nuovi tumulti per il pane e da tensioni di guerra civile, da spaventosi attentati terroristici, si possono osservare movimenti più profondi e possenti, destinati a cambiare volto al continente dimenticato, integrandolo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hyeron.wordpress.com&amp;blog=8567713&amp;post=442&amp;subd=hyeron&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color:#ffffff;"><a href="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/05/oldworldbynight2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-452" title="OldWorldByNight" src="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/05/oldworldbynight2.jpg?w=497&#038;h=372" alt="" width="497" height="372" /></a>Qualcosa di potente si sta muovendo sotto la pelle dell’Africa. Mentre la scena, dall’Egitto alla Nigeria, dalla Costa d’Avorio al Sudan, è attraversata da nuovi tumulti per il pane e da tensioni di guerra civile, da spaventosi attentati terroristici, si possono osservare movimenti più profondi e possenti, destinati a cambiare volto al continente dimenticato, integrandolo finalmente nelle grandi correnti dell’economia globale. </span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">In questa soglia di decennio vediamo chiaramente due tendenze nuove, sull’energia (che da semplice riserva dell’Occidente si fa expertise e industria capace di produrre valore aggiunto, competere con le multinazionali, e alimentare il decollo economico e sociale del continente) e sulla demografia, con la potente spinta all’urbanizzazione &#8211; e una vecchia malattia, la guerra endemica. <span id="more-442"></span></span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Il primo dato da cui partire è dunque la forte tendenza, attesa da qui ai prossimi decenni, a un continuo incremento nella domanda di energia. Un fenomeno che, come la spinta all’urbanizzazione, coinvolgerà l’intera Africa, sia quella mediterranea che la parte subsahariana. E’ un dato grezzo, ma confermato da diversi osservatori (in particolare l’Eia, l’agenzia statunitense per l’energia, “vede” un incremento cumulativo del 65% tra 2007 e 2035) e dalle mosse dei grandi operatori del settore (la Trafigura, uno dei principali trader di carburanti e metalli a livello mondiale, che nell’autunno scorso acquisisce da Bp la rete di distribuzione su un’ampia parte dell’Africa australe), e può significare scenari ben diversi: </span></h3>
<h3></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#ffffff;">_ l’aumento della domanda risponderà semplicemente a uno sviluppo demografico inarrestabile, caotico, incontrollabile. Tra guerre civili e migrazioni bibliche nessuno sviluppo sociale o economico si profila all’orizzonte (ipotesi pessimista) </span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#ffffff;">_ l’Africa ha imboccato un sentiero di sviluppo economico, energia crescente dovrà alimentare un settore industriale in rapida espansione e diversificazione &#8211; e i consumi di una nuova società, urbana e segnata dall’impetuoso sviluppo della classe media (ipotesi ottimista) </span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#ffffff;">_ Come ogni economia fondata sull’esportazione di idrocarburi, il continente africano evolve verso un assetto export land model, già evidente per gli emirati del Golfo e la stessa Arabia Saudita: urbanizzazione e consumi crescenti di una società energeticamente inefficiente e parassitaria, incapace di sviluppare settori dell’economia diversi dall’estrattivo (ipotesi problematica) </span></h3>
<h3></h3>
<h3></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Esistono i semi per ciascuno dei tre sviluppi. La crescita della popolazione sarà particolarmente intensa in Africa, negli anni a venire: gran parte delle società africane, tutte situate nella parte subsahariana, sono ancora alle prime fasi della transizione demografica, quella che contempla altissimi tassi di natalità e di mortalità infantile, e un’aspettativa di vita molto bassa. Dei primi venti paesi al mondo per tasso di fecondità totale (numero di figli per donna) diciotto appartengono all’Africa subsahariana. </span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Naturalmente la transizione è in corso, ma si preannuncia lenta: secondo le previsioni del francese Institut national d’études démographiques il tasso di fecondità in quella vasta parte del continente impiegherà ancora 35-40 anni per assestarsi intorno al 2.5. Nel 2050 dunque la popolazione dell’Africa sarà raddoppiata rispetto al miliardo di oggi, ma, soprattutto, ciò significa &#8211; ancora per diversi decenni &#8211; profili della popolazione per classi di età tipicamente a piramide, i più gravosi per sostenere politiche di sviluppo, perché la quota di popolazione attiva è minoritaria e non può fare fronte a un adeguato investimento in scolarizzazione. </span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Eppure, se anche l’incremento nel consumo di energia (e materie prime) dovesse servire solo ad assecondare lo sviluppo demografico, sarebbe probabilmente una buona notizia. Lo sfruttamento delle risorse energetiche del continente ha, pur nella varietà di situazioni, in gran parte natura predatoria.. si può trattare di regimi profondamente corrotti e autoritari, come in Libia Algeria ed Egitto, o di elites guerriere che hanno tutto l’interesse a tenere vivi conflitti esplosi per le più svariate cause (religiose, etniche, economiche, puramente imperiali..) solo per poter mantenere indisturbate una presa incondizionata e opaca sulle risorse del sottosuolo, o di regimi che hanno lasciato campo libero a uno sfruttamento devastante, quasi apocalittico del territorio da parte delle oil companies dell’Occidente (ma non più soltanto dell’Occidente), come nel Delta del Niger. L’export è il canale per monetizzare quello sfruttamento spietato, il trattenere più risorse a favore del consumo interno rappresenterebbe comunque un interrompersi del circuito perverso, un suo allentarsi. </span></h3>
<h3></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Possono essere le città, le nuove vaste aree metropolitane che il continente incuba nel buio ancora denso delle foto satellitari, i motori di questo riassetto interno alle società africane, capaci di imporre una nuova distribuzione dell’energia, e del potere. Perché indubbiamente le città di energia ne consumano molta.. ma forse possono essere molto di più: centraline di un nuovo modello di sviluppo, della industrializzazione del continente. E’ cambiato l’atteggiamento, o il mood, con cui gli analisti osservano lo sviluppo urbano in Africa – fino a pochi anni fa nel fenomeno si vedevano solo i semi di prossime crisi o catastrofi, di tensioni sociali ed emarginazione estreme, di una vulnerabilità accentuata agli scompensi climatici, di una accessibilità ancora più problematica delle infrastrutture idriche e sanitarie in condizioni di estrema densità di popolazione. Queste condizioni critiche permangono e continuano a preoccupare, è bene ricordarlo, ma ora si comincia a vedere anche altro.</span></h3>
<h3></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;"> Il movimento all’urbanizzazione è imponente, l’Africa è il continente che era rimasto più indietro ed è ora quello dove il mutamento sarà più rapido e intenso: la dimensione della popolazione urbana triplicherà nel periodo fino al 2050, quando ammonterà a 1.2 miliardi di anime, il 60% degli africani (si raggiungerà la metà nel 2040). Lagos, in Nigeria, sarà già nel 2025 una megalopoli di quindici milioni di abitanti &#8211; aumentando la popolazione attuale di un 50%– altre città in vorticosa crescita saranno Dar es Salaam (un incremento dell’85%), Nairobi, Kinshasa, Luanda, Addis Abeba, Accra, Abidjan, Dakkar.. tutte situate nella parte subsahariana (il Cairo, attualmente la più grande metropoli continentale aumenterà “solo” di un 22%). L’insediamento avverrà inevitabilmente in maniera caotica, e su territori marginali, come pendenza scoscese o pianure alluvionali, e soprattutto in aree costiere minacciate dall’innalzamento delle acque (si pensi soltanto a cosa potrebbe essere del Cairo, o della immensa megalopoli che sta diventando il tratto di costa da Accra al delta del Niger &#8211; con i suoi cinquanta milioni di abitanti previsti entro il 2020 &#8211; nel caso di un aumento di un metro, possibile entro il secolo). Eppure si è riusciti nello sforzo di ridurre drasticamente la popolazione delle bidonville, in questi dieci anni &#8211; soprattutto nella regione mediterranea, dove si è avuto quasi un dimezzamento. Sotto il Sahara il progresso è stato sensibile, ma ben più lento (migliori risultati in Ghana, Senegal, Uganda, ma anche in Sudafrica e Nigeria).</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;"> Soprattutto dà speranza un dato qualitativo: finalmente (e diversamente da dieci anni fa) si vede nei radar un nesso chiaro e forte tra sviluppo urbano e crescita economica, le regioni più dinamiche sono quelle dove più rapidamente cresce la popolazione delle città. Le città trainano, può essere il segno di una svolta epocale. Soprattutto le vaste aree metropolitane offrono nuove opportunità, con la intensa concentrazione della domanda di merci e servizi, di attività umane e di know how, sviluppano nuovi bisogni, in particolare nella mobilità, accumulano la massa critica delle economie di scala e per la costruzione di decisivi nodi della mobilità: finalmente petrolio, gas e metalli, grazie anche al nuovo rapporto con la Cina (ma anche India e Russia, Brasile, Arabia Saudita entrano decisamente nel gioco) diventano linee ferroviarie, autostrade, aeroporti e metropolitane in grado connettere vaste aree dell’Africa tra loro e con il mondo. Questo crea le premesse per un possibile sviluppo di attività manifatturiere, la diversificazione dell’economia e il suo affrancamento dalla maledizione delle materie prime. Sì è ancora molto indietro su questa strada, eppure si vedono chiari i primi passi: nel dato grezzo di una intensa crescita economica, attuale e attesa (nei prossimi decenni l’Africa sarà davanti all’Asia orientale, nei tassi di sviluppo), vediamo paesi che non hanno un importante export estrattivo svilupparsi a tassi analoghi alle altre economie. E’ inoltre atteso un boom della classe media, e relativa espansione del mercato interno. Nello stesso settore petrolifero parte dell’Africa (Sonangol in Angola, Oando in Nigeria) comincia a prendere in mano la propria fortuna, sviluppare industrie autonome dotate di tecnologie ed expertise in grado di rivaleggiare con le compagnie multinazionali anche su mercati esteri difficili e problematici, come l’Iraq. </span></h3>
<h3></h3>
<h3><span style="color:#888888;">Nel decennio appena trascorso l’Africa ha segnato una crescita media annua del 5.7%, estremamente elevata (superiore al dato dell’America Latina, inferiore solo a quello dell’asia orientale, dove Cina e India hanno un peso decisivo), e molto superiore al trend dei due decenni precedenti (2.4%). Secondo uno studio della banca Standard Chartered nei prossimi venti anni l’Africa supererà anche la Cina, nel tasso di crescita, con un incremento medio annuo del 7%. Per la carenza di dati attendibili il valore assoluto di alcune economie africane è inoltre drammaticamente sottostimato: una recente revisione statistica ha aumentato il Pil ghanese del 75%, lo scorso novembre.</span></h3>
<br />Filed under: <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/apocalissi/'>apocalissi</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/hyeron.wordpress.com/442/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/hyeron.wordpress.com/442/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/hyeron.wordpress.com/442/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/hyeron.wordpress.com/442/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/hyeron.wordpress.com/442/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/hyeron.wordpress.com/442/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/hyeron.wordpress.com/442/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/hyeron.wordpress.com/442/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/hyeron.wordpress.com/442/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/hyeron.wordpress.com/442/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/hyeron.wordpress.com/442/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/hyeron.wordpress.com/442/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/hyeron.wordpress.com/442/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/hyeron.wordpress.com/442/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hyeron.wordpress.com&amp;blog=8567713&amp;post=442&amp;subd=hyeron&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://hyeron.wordpress.com/2011/05/08/africa-2011-%e2%80%93-le-citta-la-guerra-l%e2%80%99energia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/eefa5990e7d65e8af4a1e8aff8950f44?s=96&#38;d=http%3A%2F%2Fs0.wp.com%2Fi%2Fmu.gif&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">hyeron</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/05/oldworldbynight2.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">OldWorldByNight</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>L’antidottrina Obama</title>
		<link>http://hyeron.wordpress.com/2011/05/05/412/</link>
		<comments>http://hyeron.wordpress.com/2011/05/05/412/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 May 2011 18:15:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[apocalissi]]></category>
		<category><![CDATA[budget difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[deterrenza]]></category>
		<category><![CDATA[dollaro]]></category>
		<category><![CDATA[dottrine strategiche]]></category>
		<category><![CDATA[Golfo Persico]]></category>
		<category><![CDATA[guerra asimmetrica]]></category>
		<category><![CDATA[guerra fredda]]></category>
		<category><![CDATA[indipendenza energetica]]></category>
		<category><![CDATA[intelligence]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Simbiosi Cinese]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>
		<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[conflitti armati]]></category>
		<category><![CDATA[deterrenza nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[occidente]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://hyeron.wordpress.com/?p=412</guid>
		<description><![CDATA[I would prefer not to Gli Usa dal paradigma Achab alla dottrina Bartleby Non c’è una dottrina Obama. E non ci sarà (presumibilmente). La grande stampa anglosassone  parla di Reticent America (Financial Times), e almeno dal discorso di accettazione del Nobel si aspettava uno statement più netto sulle linee portanti di politica estera. Non si [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hyeron.wordpress.com&amp;blog=8567713&amp;post=412&amp;subd=hyeron&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><em>I would prefer not to</em></span></h3>
<h3 style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Gli Usa dal paradigma Achab</span></h3>
<h3 style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">alla dottrina Bartleby</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Non c’è una dottrina Obama. E non ci sarà (presumibilmente). La grande</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> stampa anglosassone  parla di <em>Reticent America </em>(Financial Times), e</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> almeno dal discorso di accettazione del Nobel si aspettava uno statement più</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> netto sulle linee portanti di politica estera. Non si tratta neanche del</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> wilsoniano “parla piano, porta con te un grosso bastone”, quanto di un</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> rovesciamento, almeno parziale, delle logiche stesse della deterrenza, nel</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> nuovo contesto strategico. Una dottrina di politica estera e di sicurezza</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> nazionale è utile per esercitare un controllo implicito, non guerreggiato,</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> attraverso la dissuasione.<span id="more-412"></span></span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">In alcuni casi  è, in effetti, più che un enunciato, una vera</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> e propria mappa di dissuasione: chi supera le linee di faglia ne subirà le</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> conseguenze.  Sono quasi sempre, prima di essere dichiarate, dottrine</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> implicite, immanenti agli interessi vitali della superpotenza, ben chiari da</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> tempo alle sue controparti geopolitiche &#8211; enunciarle segnala una fase di stress</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> particolare e serve a tagliare i ponti dietro di sé. E’ il caso della dottrina</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> Carter, enunciata il 23 Gennaio 1980 nel discorso sullo Stato dell’Unione:</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;"><em>Let our position be absolutely clear: </em><em>An attempt by any outside</em><em> force</em><em> to </em><em>gain </em><em>control </em><em>of the Persian Gulf region will be regarded as an assault on the vital </em><em>interests of the United States of America, and such an assault will be repelled by any means necessary, including military force.</em></span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;"><em> </em></span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">L’invasione sovietica dell’Afghanistan è avvenuta poche settimane prima, da</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> pochi mesi l’Iran è in mano alla Rivoluzione Islamica di Khomeini. Il passaggio</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> chiave, scritto dallo stesso <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Zbigniew_Brzezinski"><span style="color:#ffffff;">Zbigniew Brzezinski</span></a> (Consigliere per</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> la Sicurezza Nazionale di Carter), appare rivolto però ai sovietici (<em>an attempt by any outside force </em>).</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Il punto è proprio nelle ultime parole (<em>will<br />
be repelled by any means necessary, including military force</em>): se l’arteria</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> del Golfo Persico è chiaramente da molti anni assolutamente vitale per</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> l’Occidente, si tratta di chiarire che, nel ventaglio di possibili forme di contrasto</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> (pressioni diplomatiche, embargo, blocco commerciale, operazioni di</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> intelligence, finanziamento e istruzione di forze per la guerriglia..),</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> Washington è pronta a intervenire direttamente e in forze. Negli anni</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> successivi Reagan aggiunse un importante corollario alla dottrina Carter: lo scudo protettivo veniva centrato sulla protezione dell’Arabia Saudita e rivolto a minacce anche interne (Iran, nelle intenzioni &#8211; di fatto e storicamente l’Iraq) alla stabilità e sicurezza del Golfo.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;"><a href="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/05/jimmy-carter-stern-face.jpg"><span style="color:#ffffff;"><img class="alignleft size-full wp-image-422" title="Photo taken 12 May 1979 of President Jimmy Carter" src="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/05/jimmy-carter-stern-face.jpg?w=497" alt=""   /></span></a>Definita la mappa di dissuasione, chi viola le linee di faglia lo fa a</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> proprio rischio e pericolo, ma chiama anche la superpotenza al conflitto</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> aperto, a mostrare le carte: Carter fu criticato, per aver lanciato</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> un monito che il dispiegamento strategico Usa non poteva all’epoca supportare.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Al presente il Dissuasore è dissuaso, dal proporre al mondo una dottrina</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> Usa delle/nelle relazioni internazionali, da almeno tre ordini di ragioni.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">a)    Nell’epoca della guerra asimmetrica e della superpotenza</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> insostenibile (overstretching strategico, crisi del bilancio federale,</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> declinante egemonia del dollaro) il paradigma della deterrenza è molto diverso</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> da quello prevalente fino a quindici-venti anni fa, quando a confrontarsi erano</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> fondamentalmente due superpotenze. E’ facile intuire che quella logica –</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> lavorare il nemico ai fianchi, essendo improponibile un attacco frontale,</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> occupare le caselle grigie, esterne, ma prossime alle front lines – sia</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> capovolta, soprattutto dopo gli “esperimenti” di Iraq e Afghanistan: toccare,</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> attraversare le linee di faglia, aggredirne i punti nodali, per cercare di</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> coinvolgere la superpotenza indebitata e sovraestesa nel maggior numero di</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> ingestibili conflitti.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Il conflitto si rivela ingestibile essenzialmente</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> per due motivi. il terrorismo, o guerriglia, sviluppa un conflitto asimmetrico,</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> in cui la schiacciante (e costosissima) superiorità numerica e tecnologica</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> americana non schiaccia un bel nulla, perché il nemico – come spiega John</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> Arquilla, visionario e inascoltato consigliere strategico di Rumsfeld – non si</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> presenta in forma di quadrate legioni da aggirare e sfondare sul fianco, ma di</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> micidiale, pervasivo pulviscolo di sabotatori/attentatori, confuso nel tessuto</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> stesso delle società occupate. Una “polvere” capace però di operare in diversi</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> momenti con straordinaria coordinazione. Nella nuova arte della guerra non si</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> tratta più di aggirare-insaccare-annientare ma di riconoscere, collegare,</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> localizzare, operando attraverso uno sciame di piccole unità operative autonome ma collegate in una complessa rete di feed-back continuo, una rete “sensoriale” &#8211; un’attività in cui la guerra si confonde con l’intelligence e il principio di competenza prevale su quello di gerarchia.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Le teorie di Arquilla sono state di fatto applicate da Mc Chrystal e Petraeus nel teatro iracheno, con un buon successo, anche se non è facile distinguere la componente di efficacia operativa connessa alle nuove forme di  organizzazione dall’impatto di sviluppi squisitamente politici, sia interni (la scelta della componente sunnita di partecipare ai nuovi equilibri e pesare nel nuovo governo) che esterni (il ruolo di Teheran nel prevalere di indirizzi moderati e collaborativi nella componente sciita).</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Nel conflitto afghano, o meglio afpakistano, gli esiti appaiono invece molto più confusi, aldilà dello spettacolare successo della individuazione/eliminazione (in territorio pakistano) di Bin Laden.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Il secondo motivo è che questo tipo di conflitti, dopo una prima fase di apparente campagna tradizionale e una rapidissima vittoria delle forze americane, coinvolge la forza occupante in improbabili compiti di nation building. Quanto all’Afghanistan è stato detto che il paese non può essere preso.. semplicemente perché non esiste. Non esiste cioè come società strutturata, ed economia.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">In queste condizioni di incertezza, o, ad essere ottimisti, di complessa transizione organizzativa e strategica, la deterrenza è molto limitata.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">A una gran parte delle minacce alla sicurezza degli Stati Uniti e globale non si può opporre una mappa di dissuasione: la destabilizzazione di paesi alleati, la caduta in guerra civile di nazioni situate in regioni nevralgiche o la loro infiltrazione da parte di organizzazioni terroristiche o di forze di intelligence nemiche, e -  soprattutto &#8211; la appropriazione di frammenti dell’infrastruttura di difesa nucleare ad opera di organizzazioni terroristiche, il trapelare di know how nucleare da parte di paesi e strutture nazionali inaffidabili. Il dispiegamento strategico globale, per come è configurato (nelle forme concepite per uno scontro tra stati o alleanze di stati) non dissuade, non previene, ma al contrario rende “visibile” e vulnerabile una superpotenza che ha tutto l’interesse a controllare i teatri di crisi (attuale o potenziale) in forma coperta, mimetizzata.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">b)    Esistono naturalmente controparti tradizionali della</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> potenza statunitense, ma le relazioni stabilite con queste sono molto più</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> complesse di quelle di mera contrapposizione vigenti all’epoca del confronto</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> Usa-Urss.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">La Russia è un rivale geopolitico, talvolta anche aggressivo, nel Caucaso (Georgia, agosto 2008) e in Asia Centrale. Nello stesso quadrante geopolitico, è anche un paese la cui collaborazione è importante, per il contrasto al terrorismo jihadista, e nel garantire arterie fondamentali per la logistica del fronte afgano – tralasciando il consenso moscovita sulle misure di embargo all’Iran, e la cooperazione nella non proliferazione nucleare.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">La Cina è sicuramente il contendente per eccellenza, e anche il successore annunciato, ma è anche una società e una economia con cui gli Usa hanno stabilito una relazione simbiotica – dall’import agli investimenti diretti, dalla garanzia di un credito pressochè illimitato per disavanzi e squilibri dell’economia statunitense al ruolo dei fondi sovrani, dal trasferimento di tecnologia alla solidità del dollaro come valuta di riserva.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Anche nel nuovo mondo multipolare alcune grandi questioni della sicurezza nazionale – ascesa/simbiosi cinese, egemonia del dollaro, competizione per le risorse energetiche – riservano un ruolo importante al dispiegamento strategico globale e alle relative dottrine esplicite o implicite: la protezione/controllo delle rotte di approvvigionamento energetico, la prevenzione di aggressioni ai più importanti paesi fornitori. Eppure nel confronto con la Cina e i paesi Bric la dottrina delle relazioni internazionali oggi la esprimono più Bernanke e Geithner  che il Dipartimento di Stato o il Pentagono.</span></h3>
<h3></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Pechino non dispone, ora e nel futuro prossimo, di risorse militari tali da poter ambire a sostituire gli Stati Uniti nel ruolo di Garante Strategico Globale, anche in settori geograficamente prossimi al proprio territorio o cruciali per il funzionamento dell’economia (gli stretti attraverso cui transita la gran parte degli approvvigionamenti petroliferi, o lo stesso fornitore saudita). In realtà anche a livello economico e finanziario l’interazione è così stretta che non si può pensare un utilizzo delle leve e decisioni in termini di confronto, unilaterali, perché il danno inferto alla controparte avrebbe quasi automaticamente un potente feedback negativo sui propri equilibri macro: anche qua è tempo più di concertazione e fine tuning che di assertive dottrine (talvolta molto sbrigative: “it’s our currency, your problem”).</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Esiste un ambito in cui la competizione è più nitida e semplice, gli interessi delle rispettive (super)potenze distinti e contrapposti, ed è la corsa alle materie prime, in particolare alle risorse energetiche. Non è né prefigura (ancora) un confronto di tipo militare.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Guardiamo a uno dei più importanti scacchi geopolitici subiti dagli Usa in epoca recente, lo stallo iracheno.     In una prima fase una pervasiva e tenace guerra asimmetrica (del tipo “a rete” di cui abbiamo detto) condotta da forze autoctone e infiltrate, spesso con l’appoggio esplicito delle popolazioni locali, ha impedito alle forze di occupazione un pieno controllo del territorio e in particolare dei siti petroliferi, dissuaso le compagnie petrolifere occidentali dall’investire  nelle risorse nazionali.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Successivamente, grazie a un notevole miglioramento della situazione sul campo, reso possibile in parte dall’implementazione delle nuove forme organizzative e operative delle forze di occupazione, in parte da una tacita intesa con l’Iran che ha favorito i moderati del campo sciita, sono entrate le compagnie petrolifere. Cinesi, soprattutto.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Il nuovo governo di Baghdad aveva posto condizioni così sfavorevoli per le concessioni petrolifere che le società occidentali si erano tenute alla larga dalle aste, fino a quando l’ingresso in massa di compagnie nazionali cinesi non le ha costrette a rientrare nel gioco, accettando le medesime condizioni, pur di non rimanere estromesse a tempo indeterminato da un mercato tra i più promettenti del pianeta. Le ex-sette sorelle hanno potuto recuperare solo un controllo molto parziale sul petrolio iracheno, per la forte concorrenza di NOC cinesi e asiatiche (ma anche africane, e russe) e soprattutto per il tipo di contratti offerti dal governo (contratti di servizio, che non cedono la titolarità delle riserve alla compagnia).</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">In breve lo scacco è stato determinato dal convergere di guerra asimmetrica, concorrenza commerciale cinese, nazionalismo delle risorse da parte di un paese produttore.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Qualcosa che non si può trattare direttamente</span><br />
<span style="color:#ffffff;"> o indirettamente con portaerei e divisioni corazzate.</span></h3>
<br />Filed under: <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/apocalissi/'>apocalissi</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/budget-difesa/'>budget difesa</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/cina-2/'>Cina</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/deterrenza/'>deterrenza</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/dollaro/'>dollaro</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/dottrine-strategiche/'>dottrine strategiche</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/golfo-persico/'>Golfo Persico</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/guerra-asimmetrica/'>guerra asimmetrica</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/guerra-fredda/'>guerra fredda</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/indipendenza-energetica/'>indipendenza energetica</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/intelligence/'>intelligence</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/iran/'>Iran</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/iraq/'>Iraq</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/medio-oriente/'>Medio Oriente</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/mediterraneo-2/'>Mediterraneo</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/petrolio-2/'>Petrolio</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/russia-2/'>Russia</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/simbiosi-cinese/'>Simbiosi Cinese</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/usa/'>Usa</a> Tagged: <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/arabia-saudita/'>Arabia Saudita</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/cina/'>cina</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/conflitti-armati/'>conflitti armati</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/deterrenza-nucleare/'>deterrenza nucleare</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/geopolitica/'>geopolitica</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/golfo-persico/'>Golfo Persico</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/iran/'>Iran</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/iraq/'>Iraq</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/mediterraneo/'>mediterraneo</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/occidente/'>occidente</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/petrolio/'>petrolio</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/usa/'>Usa</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/hyeron.wordpress.com/412/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/hyeron.wordpress.com/412/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/hyeron.wordpress.com/412/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/hyeron.wordpress.com/412/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/hyeron.wordpress.com/412/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/hyeron.wordpress.com/412/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/hyeron.wordpress.com/412/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/hyeron.wordpress.com/412/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/hyeron.wordpress.com/412/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/hyeron.wordpress.com/412/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/hyeron.wordpress.com/412/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/hyeron.wordpress.com/412/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/hyeron.wordpress.com/412/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/hyeron.wordpress.com/412/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hyeron.wordpress.com&amp;blog=8567713&amp;post=412&amp;subd=hyeron&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://hyeron.wordpress.com/2011/05/05/412/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/eefa5990e7d65e8af4a1e8aff8950f44?s=96&#38;d=http%3A%2F%2Fs0.wp.com%2Fi%2Fmu.gif&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">hyeron</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/05/jimmy-carter-stern-face.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">Photo taken 12 May 1979 of President Jimmy Carter</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Un altro Cigno Nero (seconda parte)</title>
		<link>http://hyeron.wordpress.com/2011/02/12/un-altro-cigno-nero-seconda-parte/</link>
		<comments>http://hyeron.wordpress.com/2011/02/12/un-altro-cigno-nero-seconda-parte/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 12 Feb 2011 12:20:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[apocalissi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://hyeron.wordpress.com/?p=393</guid>
		<description><![CDATA[La crisi dei prezzi alimentari (in realtà tutte le commodities stanno attraversando una fase fortemente rialzista da circa un anno) incorpora anche una complessa componente finanziaria.   All’inizio di novembre, subito dopo le elezioni di mid term, la Fed vara la seconda fase di quantitative easing (allentamento quantitativo, QE2), operazioni di mercato aperto con cui [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hyeron.wordpress.com&amp;blog=8567713&amp;post=393&amp;subd=hyeron&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color:#ffffff;"><span style="color:#ffffff;"><a href="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/02/farming-report02.png"><img class="alignleft size-full wp-image-398" title="farming-report02" src="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/02/farming-report02.png?w=497" alt=""   /></a></span>La crisi dei prezzi alimentari (in realtà tutte le commodities stanno attraversando una fase fortemente rialzista da circa un anno) incorpora anche una complessa componente finanziaria.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">All’inizio di novembre, subito dopo le elezioni di mid term, la Fed vara la seconda fase di quantitative easing (allentamento quantitativo, QE2), operazioni di mercato aperto con cui la banca centrale acquista titoli e immette ampia liquidità nel sistema finanziario, 6-700 mld di dollari. L’allentamento porterebbe di per sé a un deprezzamento del dollaro, ma di fatto questo avviene più che altro sui mercati delle commodities (dove il biglietto verde domina incontrastato, come mezzo di pagamento), perché molte economie – soprattutto le emergenti ed export driven, come la stessa Cina – mantengono per scelta l’ancoraggio al dollaro, preferendo immettere a loro volta vaste quantità delle rispettive valute sui mercati (e così generando un focolaio di inflazione), anziché lasciare fluttuare liberamente il cambio. L’effetto netto è dunque, per questi paesi, un aumento di prezzo reale nell’import di beni fungibili.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Paesi che non adottano questa politica si trovano a subire un drastico apprezzamento del cambio, e un duro colpo alla competitività dell’export (è il caso del Brasile). Alcune economie, come la Cina, si proteggono dall’influsso di hot money dagli Usa e relativa pressione inflazionista, grazie a un solido controllo dei movimenti di capitale, ma la muraglia regge fino a un certo punto: anche nell’impero di mezzo si manifestano forti aumenti dei prezzi, soprattutto nel nevralgico settore alimentare, e nell’immobiliare. <span id="more-393"></span></span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">All’inflazione (alimentare) interna ai singoli paesi, si accoppia il rialzo sui mercati globali delle commodities. Questo è ancora più forte, perché, se negli strumenti finanziari classici e più complessi (azioni, hedge fund), sui mercati immobiliari e sui sistemi bancari si è cominciata a introdurre qualche forma di regolamentazione (con la riforma dei mercati voluta dal presidente Obama nel 2010, e con il passaggio delle banche ai parametri di Basilea3), future ed hedge fund su petrolio, metalli e agroalimentari, rimangono in gran parte terreno vergine e particolarmente ospitale per la speculazione, per accogliere la nuova liquidità generata dalla Fed. Un altro fattore di inflazione energetica (e dunque alimentare, attraverso i canali di cui si è detto) sembra essere legato a un lento declino del dollaro e alla incerta transizione sistemica: in una fase storica che offre poche certezze in ambito valutario, dopo la grande crisi di credibilità del 2008, che ha abbattuto colossi della finanza Usa e ridotto a spazzatura interi mercati finanziari, e le crisi del debito sovrano che minano l’euro, e nelle more della piena ascesa cinese (e del renminbi come valuta di riserva internazionale), il petrolio sarebbe chiamato a svolgere una sorta di supplenza, la funzione ulteriore di “valuta” di riserva, e questo spiegherebbe un nocciolo duro di movimenti finanziari su di esso. Dopotutto il petrolio avrebbe più titoli per esercitare anche questa funzione di safe heaven finanziario rispetto all’oro, che non ha un vero valore industriale.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Nel corso dell’autunno le quotazioni al mercato di Chicago (la Wall Street delle commodities) macinano record su record.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">A questo punto le economie più dipendenti dall’estero per il fabbisogno alimentare si trovano tra due fuochi: alla corsa dei prezzi interni sostenuti da dinamiche strutturali &#8211; dal rialzo del petrolio e dalle scelte di politica espansiva della Fed &#8211; corrisponde un mercato internazionale in parte razionato dai blocchi all’export, e in forte tensione per gli acquisti preventivi di alcuni paesi e il flusso di hot money speculativo &#8211; una valvola di sfogo difettosa o bloccata.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;"><a href="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/02/food-and-farming-report01.png"><img class="alignleft size-full wp-image-403" title="food-and-farming-report01" src="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/02/food-and-farming-report01.png?w=497" alt=""   /></a>La situazione sembra destinata addirittura a peggiorare, il Food Price Index della Fao (relativo ai prezzi internazionali di cinquantacinque beni alimentari) ha toccato questa settimana i massimi di sempre, superando di slancio il picco del giugno 2008, l’anno nero dei prezzi alimentari (e delle crisi sociali e rivolte del pane). Se il 2010 è stato un anno pessimo per l’agricoltura &#8211; tra incendi russi, torrenziali monsoni indiani, gelate in Sudamerica e Usa – il 2011 non si annuncia migliore, con inondazioni e cicloni nel Queensland (Australia), raccolti devastati in Indonesia, fenomeni che rientrano nel sistema della Niña. Le quotazioni petrolifere hanno accelerato la corsa al rialzo, in un feedback perverso ma inevitabile con i timori di una destabilizzazione geopolitica, e sul versante finanziario non accenna a placarsi la tempesta perfetta della liquidità. Un segnale ancora più inquietante viene dalle stime del Grain Council americano, che vede un import di cereali da parte cinese in crescita esponenziale per il 2011-12, acquisti pari a 9 milioni di tonnellate (rispetto agli 1.3 del 2010-11) &#8211; un dato senza precedenti per quel paese, ma soprattutto il possibile inizio di un trend rialzista destinato a portare le importazioni cinesi a livelli ben superiori (si parla di 25 milioni di tonnellate per il 2015) nel giro di pochi anni.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Torniamo a sottolineare che la Crisi egiziana merita attenzione alle proprie specifiche dinamiche, sia per quanto riguarda le origini che, soprattutto, la vasta e varia portata delle sue implicazioni geopolitiche, sul teatro africano e sullo scacchiere mediorientale – nondimeno essa rientra in qualche misura nella più vasta destabilizzazione globale (della crisi) dei prezzi alimentari e dell’energia. Lo si può agevolmente dedurre dalla varietà di misure intraprese dai governi di diverse regioni del mondo per prevenire gravi deficit dell’offerta e crisi sociali, dalle misure anti-export e a favore delle importazioni di New Delhi, al Messico che ricorre agli hedge fund sul mercato di Chicago per premunirsi contro il rialzo dei cereali, alla Corea del Sud che progetta una trading company di stato per coprire parte del fabbisogno di frumento da qui al 2020.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Eppure esiste un vasto ventaglio di contromisure, di breve e medio periodo, utili a invertire la rotta sul mercato degli alimentari.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">La questione dell’export: alcuni paesi, in particolare Russia e Ucraina, si dimostrano particolarmente inaffidabili, bloccando completamente le esportazioni nei momenti più critici, e così gettando benzina sul fuoco dei timori, degli accaparramenti preventivi e della speculazione sui futures. Eppure, secondo alcuni osservatori, il mercato stesso potrebbe incaricarsi di punire e dissuadere certi comportamenti, la Russia con questa mossa forse si è giocata i mercati strategici del Medioriente e dell’Africa, ora gravitanti sull’offerta Usa. Perché ciò avvenga, però, il mercato internazionale (e americano in particolare) deve produrre un surplus che offra agli importatori possibilità di scelta. Il presidente della Banca Mondiale propone, fra altro, sistemi di aiuto a esborso rapido per prevenire il pericoloso automatismo <em>shock all’offerta</em>/<em>blocco dell’export</em>.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Forse, se si realizzerà che l’agroalimentare sta diventando un mercato critico e di forte impatto geopolitico, si potrà pervenire alla fondazione di una Opec del settore, in possesso di un elevato potere di controllo su flussi e prezzi, ma anche attore strategico responsabile.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Il deficit alimentare è un problema in particolare per l’Africa, e sempre più lo sarà almeno nei prossimi quattro decenni.  E’ l’unica regione dove negli ultimi quaranta anni si è assistito a una caduta della produzione per abitante, mentre le importazioni aumentavano di sei volte. Il continente nero è anche quello dove però esistono i migliori margini, dove non è avvenuta la Rivoluzione Verde che a partire dagli anni’70 ha moltiplicato raccolti e produttività dell’Asia meridionale e orientale, e dove gli aiuti internazionali e i bilanci dei governi hanno praticamente dimenticato per decenni di investire nel settore agricolo. Questo può avere un potente rilancio se si concentrano risorse a favore di un utilizzo intensivo dei suoli, avvalendosi di fertilizzanti e sviluppando varietà di colture più adeguate a clima e disponibilità idriche dei territori, ma anche puntando su tecniche più intensive di lavoro, per la gestione delle acque e il trattamento di suoli e humus.  Soprattutto è strategico mettere mano a misure e risorse per sviluppare i mercati locali, attraverso la costruzione di infrastrutture, la disseminazione di know-how, il sostegno alla formazione di cooperative per la gestione post-raccolto (stoccaggio e trasporto), il ricorso al microcredito e a forme originali di copertura finanziaria/assicurativa del rischio (meteorologico, dei prezzi energetici..), le riforme a favore della piccola proprietà.</span></h3>
<p><span style="color:#888888;"> </span></p>
<h3><span style="color:#99cc00;">la prima parte dell&#8217;analisi:</span></h3>
<h3><span style="color:#99cc00;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#99cc00;"><a title="Un altro Cigno Nero (prima parte)" href="http://hyeron.wordpress.com/2011/02/11/un-altro-cigno-nero/" target="_blank">http://hyeron.wordpress.com/2011/02/11/un-altro-cigno-nero/</a></span></h3>
<p><span style="color:#99cc00;"> </span></p>
<h2><strong>glossarietto economico-finanziario</strong></h2>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Commodities</strong>: <span style="color:#ae2855;">sono i beni fungibili, non solo materie prime (in particolare metalli, preziosi e industriali), anche petrolio, cotone, agro-alimentari.</span></h3>
<h3><strong> </strong></h3>
<h3><strong>Export-driven</strong> (o export-led): <span style="color:#ae2855;">sono le economie trainate dall’export, più che dal mercato interno. Giappone, Cina, Germania, ma anche Olanda, Brasile &#8211; diversamente da Usa o India – appartengono a questa categoria. Sono dunque paesi strettamente integrati all’economia internazionale, e per i quali l’andamento del cambio riveste una importanza particolarmente strategica.<strong></strong></span></h3>
<h3> </h3>
<h3><strong>Futures</strong>: <span style="color:#ae2855;">sono </span><a title="Contratto a termine (finanza)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Contratto_a_termine_(finanza)"><span style="color:#ae2855;">contratti a termine</span></a><span style="color:#ae2855;"> standardizzati per poter essere negoziati facilmente in </span><a title="Borsa valori" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Borsa_valori"><span style="color:#ae2855;">Borsa</span></a><span style="color:#ae2855;">. Il contratto <em>futures</em> è un contratto uniforme a termine su strumenti finanziari, con il quale le parti si obbligano a scambiarsi alla scadenza un certo quantitativo di determinate attività finanziarie (o anche di commodities), ad un prezzo stabilito.</span></h3>
<h3> </h3>
<h3><strong>Hedge fund: </strong><span style="color:#ae2855;">sono le armi non convenzionali<strong> </strong>nell’arsenale della finanza: applicano strategie d’investimento particolarmente sofisticate e rischiose, sono molto meno regolamentati dei fondi d’investimento convenzionali, e implicano rischi difficilmente rilevabili tramite i coefficienti di rischio tradizionali. Per questo l’accesso è di norma riservato a una clientela molto ristretta e propensa al rischio, con una soglia di investimento minimo estremamente elevata. Eppure la caratteristica di questi fondi è di essere strumenti finanziari che puntano a rendimenti assoluti, cioè non correlati all&#8217;andamento dei mercati in cui operano: nascono con lo scopo di offrire una copertura dal rischio (hedge: copertura, protezione).</span></h3>
<h3> </h3>
<h3> </h3>
<h3><strong>Quantitative Easing: </strong><span style="color:#ae2855;">questo invece è lo strumento di politica monetaria non-convenzionale a disposizione delle banche centrali, in particolare della Fed, che – nelle parole del suo governatore Bernanke – ha così presentato, e preannunciato, la campagna d’autunno, il QE2 (così chiamato perché fa seguito a una prima tornata di operazioni nell’emergenza della crisi 2009, e forse perché la Bank of England si era già avventurata in questi territori).</span></h3>
<h3><span style="color:#ae2855;">In realtà non è nulla di particolarmente nuovo, anche se nella prassi degli ultimi decenni si è preferito operare attraverso il tasso di sconto, o la riserva obbligatoria. Si tratta di operazioni di mercato aperto condotte dalla banca centrale, che acquista titoli finanziari sul mercato secondario (non direttamente dal governo che emette debito), così aumentando la base monetaria, la liquidità del sistema, e provocando un rialzo nei prezzi degli strumenti acquisiti (ovvero un calo dei tassi di interesse). La questione interessante è sulle finalità politiche dell’intervento: in una situazione di trappola della liquidità e tassi di interesse reali prossimi a zero evidentemente non interessa incidere sui tassi a breve, mentre – in una fase di crisi di fiducia, di grandi fallimenti finanziari &#8211; l’obbiettivo può essere allentare le tensioni sui mercati del credito aumentando la liquidità disponibile e sostenendo le quotazioni. Possono esservi però altri obbiettivi, più o meno confessati, o confessabili: finanziare il debito pubblico a tassi (artificiosamente) bassi, deprezzare  il cambio, reflazionare i mercati finanziari e in particolare quello azionario, o aumentare il tasso di inflazione (prevenire la deflazione).. il reale obbiettivo determinerà tempi, modi e lo stesso ammontare finale del QE, ma intanto, come si vede, alcuni di questi obbiettivi hanno implicazioni dirette sulle relazioni (e i mercati) internazionali, altri ne hanno di indirette. Per fare un esempio non troppo intuitivo, nei paesi che si devono confrontare con un boom del deficit e del debito pubblico il bilancio della difesa è nel mirino dei tagli più draconiani, e questo vale soprattutto per economie dove quel settore assorbe storicamente una quota molto elevata delle risorse (Usa, ma anche GB). Il QE può soccorrere, dare respiro anzitutto al budget della difesa.</span></h3>
<h3><span style="color:#ae2855;">Altro aspetto cruciale è “l’esorbitante privilegio”.. il fatto cioè che i vincoli macroeconomici di queste politiche siano molto più laschi per un paese che controlla la valuta di riserva globale:  parte di questa liquidità verrà assorbita dalle banche centrali di dollarolandia (i paesi con valuta linkata al dollaro) e dai mercati. Ma questa è (anche) un’altra storia</span></h3>
<br />Filed under: <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/apocalissi/'>apocalissi</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/hyeron.wordpress.com/393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/hyeron.wordpress.com/393/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/hyeron.wordpress.com/393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/hyeron.wordpress.com/393/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/hyeron.wordpress.com/393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/hyeron.wordpress.com/393/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/hyeron.wordpress.com/393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/hyeron.wordpress.com/393/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/hyeron.wordpress.com/393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/hyeron.wordpress.com/393/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/hyeron.wordpress.com/393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/hyeron.wordpress.com/393/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/hyeron.wordpress.com/393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/hyeron.wordpress.com/393/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hyeron.wordpress.com&amp;blog=8567713&amp;post=393&amp;subd=hyeron&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://hyeron.wordpress.com/2011/02/12/un-altro-cigno-nero-seconda-parte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/eefa5990e7d65e8af4a1e8aff8950f44?s=96&#38;d=http%3A%2F%2Fs0.wp.com%2Fi%2Fmu.gif&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">hyeron</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/02/farming-report02.png" medium="image">
			<media:title type="html">farming-report02</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/02/food-and-farming-report01.png" medium="image">
			<media:title type="html">food-and-farming-report01</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Un altro Cigno Nero (prima parte)</title>
		<link>http://hyeron.wordpress.com/2011/02/11/un-altro-cigno-nero/</link>
		<comments>http://hyeron.wordpress.com/2011/02/11/un-altro-cigno-nero/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Feb 2011 22:28:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[apocalissi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://hyeron.wordpress.com/?p=377</guid>
		<description><![CDATA[In queste ore l’Egitto è in fiamme. Ma prima è caduto il regime in Tunisia, ci sono stati e continuano moti e suicidi dimostrativi in Algeria, dimostrazioni in Yemen, tensioni in Libia, Libano e Siria, dopo i violenti disordini nel Mozambico, a settembre. Naturalmente la crisi egiziana riflette tensioni e contraddizioni proprie di quel paese, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hyeron.wordpress.com&amp;blog=8567713&amp;post=377&amp;subd=hyeron&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color:#888888;"><a href="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/02/130336882-7df3ee9a-afc8-40e3-8e96-be395abfb809.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-378" title="130336882-7df3ee9a-afc8-40e3-8e96-be395abfb809" src="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/02/130336882-7df3ee9a-afc8-40e3-8e96-be395abfb809.jpg?w=497" alt=""   /></a><span style="color:#ffffff;">In queste ore l’Egitto è in fiamme. Ma prima è caduto il regime in Tunisia, ci sono stati e continuano moti e suicidi dimostrativi in Algeria, dimostrazioni in Yemen, tensioni in Libia, Libano e Siria, dopo i violenti disordini nel Mozambico, a settembre. Naturalmente la crisi egiziana riflette tensioni e contraddizioni proprie di quel paese, ignorate o represse per decenni, e quelle decideranno (assieme a cruciali relazioni internazionali) l’esito di questa fase insurrezionale – tra guerra civile, rivoluzione democratica o islamica, o jacquerie e repressione. Presenta inoltre profili geopolitici particolarmente nevralgici:</span></span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#ffffff;">_ si tratta del più grande, importante paese arabo (a parte, forse, la    superpotenza energetica saudita)</span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#ffffff;"> </span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#ffffff;">_ è un alleato-chiave degli Usa nel mondo arabo e islamico, storicamente moderato e amico di Israele</span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#ffffff;"> </span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#ffffff;">_ una discreta potenza energetica (nel gas naturale)</span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#ffffff;"> </span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#ffffff;">_ controlla la giugulare dei traffici commerciali globali, Suez, e la via del Mar Rosso (cruciale per la proiezione strategica degli Usa). Le stesse operazioni in Iraq e Afghanistan ne dipendono per la logistica.<span id="more-377"></span></span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#ffffff;"> </span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#ffffff;">_ le forze armate sono in possesso di asset tecnologici e di intelligence strategici, per il loro stretto rapporto con gli Usa e Israele</span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#ffffff;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Se pure i mercati hanno dimostrato finora un notevole sangue freddo (forse anche eccessivo) rispetto alle convulsioni arabe ed egiziane, si tratta di aspetti  che non mancheranno di pesare sulle quotazioni petrolifere, nei mesi (o anni) a venire. Sullo scenario egiziano gioca anche un terrorismo islamista particolarmente aggressivo e organizzato, che periodicamente colpisce nei siti più importanti dell’industria turistica, e recentemente ha preso di mira la minoranza cristiana. Incombe inoltre una gravissima crisi internazionale &#8211; con gli altri paesi rivieraschi del Nilo &#8211; che può minare il fragile sviluppo del paese, la sua stessa sostenibilità  economica, e degenerare in conflitto armato. </span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Nondimeno è in origine anche questa, come le altre, una crisi del pane, l’esasperazione generata dal forte aumento dei prezzi alimentari.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">La crescita dei prezzi agroalimentari ha a che fare con trend di medio periodo e violente distorsioni a breve, con problematiche sul lato dell’offerta e su quello della domanda. E’ anche il punto d’incrocio di alcune tendenze fondamentali del nostro tempo: l’ascesa dei paesi di nuova industrializzazione in Asia orientale; il Peak Oil; il mutamento climatico; la finanziarizzazione sregolata dell’economia e una politica del dollaro molto unilaterale da parte degli Usa.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Esiste chiaramente una tendenza strutturale al rialzo dei prezzi: lo sviluppo vorticoso delle economie Bric e di altri emergenti (soprattutto in Asia orientale, America Latina e penisola arabica), l’espansione delle rispettive classi medie, comporta una domanda crescente di beni alimentari, in particolare carne e tutte le colture implicate nella filiera (come foraggio).  Aldilà della crescita dei redditi esiste anche una pressione crescente derivante da una transizione demografica (verso un equilibrio di tipo occidentale, o anche cinese) ancora agli inizi in quasi tutta l’africa subsahariana, e tuttora in corso nel resto del continente: da qui alla metà del secolo la popolazione dell’Africa raddoppierà il miliardo attuale.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Sul lato dell’offerta si deve scontare una continua (se pure soggetta ad accelerazioni e rallentamenti) perdita di suolo agricolo e di produzione a causa di:</span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#ffffff;">_  processo di desertificazione in atto, soprattutto in parte dell’Africa (ma colpisce anche molti paesi del nord Mediterraneo, Italia compresa);  in particolare una fase del processo consiste del  deterioramento o distruzione del topsoil, lo strato di suolo superficiale, il più organico e fertile, spesso a causa di (più frequenti) eventi climatici estremi.</span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#ffffff;"> </span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#ffffff;">_ Urbanizzazione (particolarmente intensa nei paesi dell’Africa subsahariana), che da un lato sottrae terreno arabile, dall’altro altera l’equilibrio nella distribuzione territoriale dei rifiuti organici. E’ essa stessa una tra le molte cause di desertificazione, ma si possono aggiungere: innalzamento del livello del mare e salinizzazione delle falde acquifere nelle regioni costiere; pressione di pascolamento (incremento nella domanda di carne); incendi a carico della vegetazione (eventi climatici estremi, ma anche un sistema primitivo di disboscamento); inquinamento industriale dei suoli e delle falde acquifere; pratiche di agricoltura intensiva (responsabili anche di uno squilibrio nella composizione chimico-fisica del terreno, per il massiccio ricorso a input chemio-sintetici); conflitti internazionali e guerre civili (per lo squilibrato sfruttamento  delle risorse naturali, come acqua e foreste, che essa induce nella stessa popolazione civile)</span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#ffffff;"> </span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#ffffff;">_ espansione della domanda e produzione di biofuel. Questa ha pure natura ciclica, aumenta drasticamente con i forti rialzi nel prezzo del petrolio.</span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#ffffff;"> </span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#ffffff;">_ declino della popolazione agricola nei territori della Russia e in generale della ex-Unione Sovietica</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Il peak oil che si profila per i prossimi anni, con forti aumenti e alta volatilità nei prezzi degli idrocarburi,  ha così un duplice impatto negativo sull’offerta agroalimentare: da un lato, appunto, sottrae terreno alle colture alimentari a favore del biofuel, dall’altro, in agricolture sempre più ad alta intensità di idrocarburi (meccanizzazione e ampio utilizzo di fertilizzanti chimici), incide pesantemente sui costi.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Quando, nel 2010, un’estate di incendi falcidia i raccolti della Russia, il quadro è già in tensione, con un po’ tutti i prezzi di alimentari, petrolio, metalli e cotone in rialzo da mesi. E’ l’innesco della crisi, con il blocco all’export di grano decretato da Putin. Di per sé il danno ricevuto dalle colture russe non avrebbe un impatto molto pesante e durevole sui mercati, ma da Mosca viene un 13% delle esportazioni mondiali di frumento e il blocco innesca a sua volta i primi acquisti di panico, un principio di accaparramento da parte dei paesi più dipendenti dall’estero per il fabbisogno &#8211; il più importante di questi è l’Egitto. I prezzi salgono ulteriormente. Al blocco di Mosca seguono misure analoghe nello spazio post-sovietico, da parte di Ucraina (altro importante esportatore)  e Kazakhstan. In Mozambico, a inizio settembre, esplodono i primi moti di disperazione, le rivolte del pane, dopo un aumento dei prezzi del 30% nel giro di ventiquattro ore.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">In realtà è un anno particolarmente sventurato per l’agricoltura, ai disastri russi seguiranno piogge anomale e danni alle colture  in India, con una fiammata dell’inflazione alimentare e ricorso alle importazioni addirittura dall’odiato Pakistan; raccolti mediocri negli Usa (che da soli valgono più della metà dell’export mondiale di grano) e forti tensioni in Messico; cattivi raccolti in Indonesia.</span></h3>
<h3><span style="color:#ffffff;">Da metà autunno il petrolio ricomincia la sua cavalcata, assieme ai metalli (rame in particolare), sull’onda della ripresa Usa. A questo punto si profila la manovra della Federal Reserve, dall’impatto fortemente inflazionista.</span></h3>
<h3><span style="color:#888888;"><strong> </strong></span></h3>
<h3><span style="color:#99cc00;"> la seconda parte dell&#8217;analisi:</span></h3>
<h3><span style="color:#888888;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#008000;"><a title="la sceconda parte dell'analisi" href="http://hyeron.wordpress.com/2011/02/12/un-altro-cigno-nero-seconda-parte/" target="_blank">http://hyeron.wordpress.com/2011/02/12/un-altro-cigno-nero-seconda-parte/</a> </span></h3>
<h3><span style="color:#888888;"><strong> </strong></span></h3>
<h3><span style="color:#d4164b;">Secondo la definizione del filosofo e matematico Nicholas Taleb, un cigno nero è un evento altamente improbabile, dall’impatto estremo, e che tendiamo a spiegare solo a posteriori.</span></h3>
<h3><span style="color:#d4164b;">Non si tratta necessariamente di eventi negativi, anche lo sviluppo di internet è un cigno nero.</span></h3>
<h3><span style="color:#d4164b;">Quando si tratta di eventi, per quanto rari, dalle conseguenze potenzialmente devastanti (come appunto le grandi catastrofi), o rivoluzionarie, non è possibile basarsi su previsioni di carattere probabilistico. Come scrive lo stesso Taleb, “non guadare un fiume se la sua profondità media è di un metro e mezzo”. Proprio come nell’attraversamento di un fiume, in questi casi non valgono le medie, le stime e le aspettative ragionevoli, ma i casi e i valori estremi, per quanto eccezionali. E’ proprio di fronte a questi che siamo tragicamente impreparati.</span></h3>
<h3><span style="color:#d4164b;">E dunque si devono contemplare gli scenari estremi: un caotico collasso egiziano, che paralizzi il traffico attraverso Suez; un coinvolgimento di Israele nella crisi; l’estendersi del fronte di crisi alimentare a destabilizzare paesi a rischio come il Messico o il Pakistan; uno scontro tra Giappone e Cina per lo sfruttamento di risorse ittiche condivise; un vasto movimento di protesta in Cina..</span></h3>
<br />Filed under: <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/apocalissi/'>apocalissi</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/hyeron.wordpress.com/377/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/hyeron.wordpress.com/377/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/hyeron.wordpress.com/377/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/hyeron.wordpress.com/377/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/hyeron.wordpress.com/377/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/hyeron.wordpress.com/377/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/hyeron.wordpress.com/377/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/hyeron.wordpress.com/377/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/hyeron.wordpress.com/377/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/hyeron.wordpress.com/377/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/hyeron.wordpress.com/377/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/hyeron.wordpress.com/377/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/hyeron.wordpress.com/377/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/hyeron.wordpress.com/377/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hyeron.wordpress.com&amp;blog=8567713&amp;post=377&amp;subd=hyeron&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://hyeron.wordpress.com/2011/02/11/un-altro-cigno-nero/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/eefa5990e7d65e8af4a1e8aff8950f44?s=96&#38;d=http%3A%2F%2Fs0.wp.com%2Fi%2Fmu.gif&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">hyeron</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://hyeron.files.wordpress.com/2011/02/130336882-7df3ee9a-afc8-40e3-8e96-be395abfb809.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">130336882-7df3ee9a-afc8-40e3-8e96-be395abfb809</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Iraq &#8211; memorie del sottosuolo (parte terza)</title>
		<link>http://hyeron.wordpress.com/2010/12/25/iraq-memorie-del-sottosuolo-parte-terza/</link>
		<comments>http://hyeron.wordpress.com/2010/12/25/iraq-memorie-del-sottosuolo-parte-terza/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 25 Dec 2010 21:29:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[apocalissi]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Gas]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[compagnìe petrolifere]]></category>
		<category><![CDATA[gas]]></category>
		<category><![CDATA[Golfo Persico]]></category>
		<category><![CDATA[IOC]]></category>
		<category><![CDATA[KRG]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://hyeron.wordpress.com/?p=356</guid>
		<description><![CDATA[ Dove Pinocchio semina le sue monete d’oro nel campo dei miracoli (petroliferi), rischia lo strangolamento e viene – forse &#8211; salvato da Mangiafuoco.         L’altra opzione (ma in realtà è connessa alla prima) è quantitativa: la Turchia ha un fabbisogno di circa 800mila b/d, se il Kurdistan iracheno fosse in grado di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hyeron.wordpress.com&amp;blog=8567713&amp;post=356&amp;subd=hyeron&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color:#c0c0c0;"><strong> </strong><em>Dove Pinocchio semina le sue monete d’oro nel campo dei miracoli (petroliferi), rischia lo strangolamento e viene – forse &#8211; salvato da Mangiafuoco.</em></span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;"><span style="color:#c0c0c0;"><a href="http://hyeron.files.wordpress.com/2010/12/iraqgas01.png"><img class="alignleft size-full wp-image-366" title="iraqgas01" src="http://hyeron.files.wordpress.com/2010/12/iraqgas01.png?w=497" alt=""   /></a></span>L’altra opzione (ma in realtà è connessa alla prima) è quantitativa: la Turchia ha un fabbisogno di circa 800mila b/d, se il Kurdistan iracheno fosse in grado di coprirlo, per Ankara la tentazione di trattare direttamente con Erbil e bypassare il governo federale potrebbe farsi forte.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">La Turchia è comunque un socio inevitabile, di quell’aggiramento, perché gli idrocarburi non potrebbero che transitare sul suo territorio.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">Ma più che una geopolitica si è rivelata una petromitologia, un realismo ingenuo. A partire dall’inizio del 2009 le fortune di questa strategia di “liberazione nazionale” incontrano una serie di rovesci, maturano nella società irachena e nelle liaison petrolifere una serie di tendenze che minano e fanno saltare uno dopo l’altro i capisaldi di quel progetto, formano un movimento a tenaglia sul Kurdistan iracheno.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">La caduta di tensione del movimento confederalista e la perdita di coesione nell’asse con gli sciiti si manifesta con evidenza nelle elezioni politiche del marzo 2010, ma già nel gennaio del 2009 nella provincia di Ninive, territorio conteso e di fatto occupato dai peshmerga, gli arabo-sunniti portano a una schiacciante vittoria il partito al Hadba e la sua piattaforma politica esplicitamente revanchista e ostile ai Curdi. Nell’agosto dell’anno precedente, sempre in un territorio conteso, quello di Khanaquin, si era sfiorato il confronto militare tra forze del KRG e contingenti dell’esercito iracheno – la mediazione americana, supportata da una decisiva presenza militare sul campo, aveva evitato lo scontro. Kirkuk rimane un’altra pericolosissima faglia.<span id="more-356"></span></span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">Il vento è mutato su tutto l’Iraq, al Maliki conduce la sua campagna di reconquista del paese alla sovranità nazionale (e al potere centrale di Baghdad), anzitutto con il consolidamento dell’esercito e del suo controllo del territorio, ben consapevole che l’azione di contrasto alle punte separatiste più avanzate (i Curdi) riscuote crescente consenso a livello parlamentare e nella società irachena, oltre al benestare americano. Gli arabo-sunniti hanno abbandonato l’aventino dei primi anni, se non il rancore per lo spodestamento, e supportano decisamente questa virata nazionalista, di cui comunque rimangono azionisti di minoranza.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">Sul fronte petrolifero al Maliki e il suo ministro degli idrocarburi Shahristani avevano già lanciato l’assedio, con il disconoscimento di tutti i contratti stipulati dal KRG con le società estere e soprattutto con la decisione di escludere preventivamente dalle aste petrolifere e gasiere di Baghdad tutte le compagnie assegnatarie di campi nel Kurdistan. Finché le tornate si chiudevano con nulla di fatto, per la diserzione sistematica da parte delle Ioc, quell’interdetto aveva uno scarso peso, ma tra giugno e dicembre 2009 qualcosa si sblocca, in estate viene assegnato a un consorzio Bp-CNPC il campo di Rumaila (uno dei giacimenti supergiganti del sud) e l’asta di dicembre vede la partecipazione massiccia delle maggiori compagnie.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">Tra la seconda metà del 2009 e il 2010 – come si vedrà &#8211; la strategia petrolifera di al Maliki consegue un successo assolutamente insperato, addirittura “sconcertante” agli occhi attenti degli Stati Uniti. E’ a questo punto che l’aut aut di Shahristani alle Ioc diventa effettivo, configura un vero embargo alla quasi-repubblica del Kurdistan.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">Le relazioni con la Turchia rimangono segnate dall’ambiguità. La nuova leadership di Ankara sembra orientata a sviluppare una soluzione politica al lungo conflitto interno con la popolazione curda, e anzi a proporre un suo progetto di integrazione e sviluppo economico per l’Anatolia orientale, ma nei fatti si sono compiuti progressi ben limitati – e se non si istrada la questione interna decisamente su un sentiero risolutivo, difficilmente i rapporti con il KRG (e con lo stesso Iraq, in verità) potranno svilupparsi nel senso di una piena cooperazione. La vulcanica politica energetica di Ankara mira a fare della Turchia un vero hub intercontinentale dell’energia, si profila il disegno di una vasta rete di oleodotti e gasdotti, non solo sull’asse Est-Ovest ma anche su quello Nord-Sud, tale da rendere l’Anatolia il pivot dei flussi tra Mediterraneo, Europa, Russia, Asia Centrale e Paesi arabi. In questa prospettiva certo non solo deve funzionare a pieno regime l’oleodotto Kirkuk-Ceyhan, ma soprattutto si contempla il coinvolgimento del gas iracheno nel grande progetto europeo del Nabucco.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">La formazione di uno stato curdo semi-indipendente nel nord dell’Iraq non sembra utile a questi disegni, soprattutto se dovesse avvenire nel quadro di una dura conflittualità con il resto del paese o addirittura di uno scontro militare. Ad Ankara serve un Iraq pacificato e in grado di dispiegare pienamente il proprio potenziale estrattivo, difficile pensare che si sia disposti a rovinare le relazioni con Bagdad per appoggiare il consolidamento di una piccola repubblica petrolifera nel nord, per cui la Turchia agirà sicuramente come fattore di stabilità e presumibilmente anche come mediatore, ma non può essere visto come il cavaliere bianco che alcuni del KRG sognano. </span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">Dunque lo stallo, e anche attraversato da forti tensioni: i territori oggetto di contenzioso tra Baghdad e il KRG sono diversi, oltre il caso di Khanaquin, e in particolare preoccupa la situazione di Kirkuk, una delle capitali petrolifere del paese, già città curda, prima che Saddam ne ristrutturasse la mappa etnica a favore della componente arabo-sunnita, con deportazioni di massa. Le questioni etno-territoriali (o petro-etniche) dovrebbero essere sciolte dalla procedura contemplata dall’art 140 della nuova Costituzione &#8211; un iter di censimenti e referendum &#8211; ma quel testo è rimasto lettera morta, tra innumerevoli rinvii.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">Con i Peshmerga tuttora dispiegati nei territori contesi della trigger line (la linea che corre tra Siria e Iran, lungo la quale sono situati), l’aggressiva politica di contenimento di al Maliki (in predicato di essere confermato nella posizione di premier, dopo le ultime intese tra le maggiori forze parlamentari e il placet di Teheran), l’assedio petrolifero, il revanchismo degli arabo-sunniti dei territori, il rinvio sine die nell’applicazione dell’art.140, un esercito iracheno ancora balcanizzato dalle divisioni etno-settarie (numerosi e importanti in questi anni gli episodi di diserzione di massa, da parte di elementi curdi), la situazione appare pericolosamente instabile, volendo fare dell’understatement.</span></h3>
<h3><a href="http://hyeron.files.wordpress.com/2010/12/halliburton1.png"><span style="color:#c0c0c0;"><img class="alignleft size-full wp-image-357" title="Halliburton" src="http://hyeron.files.wordpress.com/2010/12/halliburton1.png?w=497" alt=""   /></span></a><span style="color:#c0c0c0;">Eppure la strategia curda ha dato qualche frutto, di quelli sperati. Nell’estate 2009 entravano finalmente in scena le agognate Ioc: una media, la canadese Heritage, acquisiva Genel Enerji (impegnata nel campo petrolifero di Taq Taq), e un supergigante come la cinese Sinopec rilevava la Addax. Considerato che la compagnia cinese è anche protagonista della nuova fase apertasi con le aste irachene del 2009-2010, il governo centrale si è venuto a trovare di fronte a un serio dilemma, e poi alla necessità di transigere sul suo stesso veto.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">Certo l’incertezza permane, il petrolio, o meglio le manovre delle compagnie, la segnalano chiaramente: a metà ottobre la Gulf Keystone Petroleum, impegnata nelle trivellazioni esplorative del campo Shaikan, lanciava il secondo aumento di capitale nel giro di un mese. L’esito era assolutamente favorevole, ma i tempi, a detta degli analisti, sono sospetti, prematuri rispetto al trend rialzista delle quotazioni e soprattutto al flusso di dati atteso dalle prospezioni. Secondo alcuni GKP avrebbe preferito capitalizzare le buone quotazioni subito, in vista di una imminente acquisizione da parte di una società medio – grande (forse Heritage). Questo da un lato segnalerebbe il costante interesse dei grandi operatori verso il petrolio curdo-iracheno e le possibilità di produzione, dall’altro si profila come un passare la mano, e la patata bollente delle relazioni tra Erbil e Bagdad.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">Qualcosa si sblocca tra ottobre e questi giorni di fine dicembre, il viaggio di Maliki a Teheran è risolutivo per il nuovo compromesso che dovrà regolare i rapporti di forza tra le componenti etno-settarie e rimettere (forse) in movimento la trattativa sull’assetto statuale del nuovo Iraq: è un patto di garanzia, naturalmente, e comprende e tutela anche i Curdi del nord. Il premier si conferma nella carica; Allawi, nonostante la vittoria risicata alle legislative di marzo, deve ripiegare sulla presidenza del National Council for Higher Strategic Policy, un nuovo organismo dalle competenze e dai poteri ancora da definire. Per il premier dovrebbe essere un organo meramente consultivo, Allawi lo intende come un potere di controllo (e di veto) sulle questioni strategiche di politica economica e di sicurezza nazionale.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">I Curdi si ritrovano miracolati, forse la novità più pesante del nuovo compromesso è nella sostituzione di Shahristani al ministero del petrolio. Talabani è confermato alla presidenza della repubblica, ma soprattutto il bilancio provvisorio dello stato incorpora le entrate attese da un export petrolifero curdo di 150mila b/d. La priorità assoluta per il nuovo governo è riparare e sviluppare le infrastrutture fondamentali, in particolare quelle – disastrate &#8211; da cui dipende l’erogazione di acqua e di elettricità, e per gli investimenti necessari servono risorse finanziarie (da cui la necessità di ripristinare un buon livello dell’export petrolifero) e sicurezza, controllo del territorio. Entrambe le condizioni convergono a rendere necessaria, tra altro, una intesa con i Curdi.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">Eppure, se si conferma la necessità del consenso curdo per i delicati equilibri iracheni, rimangono irrisolte le questioni fondo. Ancora non si profilano le linee della futura Legge Petrolifera (vera e propria costituzione materiale del paese), e così rimangono in sospeso il destino dei contratti di production-sharing siglati dal KRG con le compagnie straniere e la questione dei costi già sostenuti dalle compagnie nell’esplorazione e sviluppo dei giacimenti curdi.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">Lo stesso Shahristani rimane al governo come vice primo ministro, con delega sulle questioni dell’energia, posizione che paradossalmente potrebbe conferirgli un potere di controllo anche superiore sulle politiche petrolifere.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">Soprattutto rimane pericolosamente indeterminato tutto l’arco della crisi sul territorio, la serie di rivendicazioni curde, occupazioni militari, risentimenti arabi nei territori della trigger line, il destino di Kirkuk e delle sue imponenti riserve, l’avvenire della procedura di autodeterminazione ex-art. 140 della costituzione.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">Ma la sicurezza dei Curdi, che apparentemente non era mai venuta meno, emerge nelle dichiarazioni ufficiali e dalle fonti più confidenziali &#8211; il ministro delle risorse naturali (del KRG) Hawrami si permette addirittura una sorta di ultimatum al governo ancora in formazione, dà tempo a Baghdad fino a Giugno, per definire e approvare la legge petrolifera, e fa trapelare la certezza che verranno riconosciuti i trentasette contratti già firmati da Erbil con le compagnie estere.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">Proviamo a fare qualche ipotesi su questa rinnovata sicurezza dei Curdi.</span></h3>
<h3 style="padding-left:240px;"><span style="color:#c0c0c0;">_ a Ottobre la società Usa Marathon ha concluso contratti per operare nei campi di Harir e Safen, vicino Erbil, e opzioni su Atrush and Sarsan. Ricordiamo il coinvolgimento di Heritage, e della cinese Sinopec.</span></h3>
<h3 style="padding-left:240px;"><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3 style="padding-left:240px;"><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3 style="padding-left:240px;"><span style="color:#c0c0c0;">_ le prospezioni esplorative effettuate dalle società hanno avuto un buon successo (otto scoperte in tre anni), e i contratti in sospeso valgono comunque 10 miliardi di dollari di investimento estero in esplorazione e sfruttamento. Sono stati conclusi anche accordi sul downstream, per la realizzazione di tre raffinerie.</span></h3>
<h3 style="padding-left:240px;"><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3 style="padding-left:240px;"><span style="color:#c0c0c0;">_ aspettative crescenti si concentrano sul gas del nord, si tratta di riserve stimate in 200 mila miliardi cf. In Agosto è stato stipulato un importante accordo con la tedesca RWE, interessata a esportare il gas curdo in Europa, e ad assicurarsi giacimenti in grado di alimentare il (progettato) gasdotto Nabucco &#8211; un progetto, quello della pipeline, cui Washington attribuisce una importanza geopolitica cruciale. Due terzi dell’export sarebbero destinati al mercato turco.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">In qualche modo le monete d’oro seminate dal Pinocchio-KRG nel campo dei miracoli petroliferi sembrano aver fruttificato. Anche se a salvare i Curdi forse non è stata la Fata Turchina americana, ma il Mangiafuoco cinese, che nella sua inestinguibile fame di energia ha assunto &#8211; come vedremo &#8211; un ruolo cruciale nell’intreccio iracheno, è probabile che questa “salvezza” sia, come molti aspetti dell’Iraq di oggi, un assetto provvisoriamente imposto a Baghdad dalla necessità e dall’urgenza (di finanziare le casse dello stato), dal convergere di interessi molteplici ed eterogenei (americani, cinesi, europei, turchi – industriali, di sicurezza energetica, di equilibrio geopolitico). Nella situazione di fatto però quegli interessi si consolidano, producono investimenti, utili, infrastrutture, aspettative (geo)politiche e nuovi equilibri, e il fluido, instabile accomodamento provvisorio può cristallizzarsi.</span></h3>
<br />Filed under: <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/apocalissi/'>apocalissi</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/cina-2/'>Cina</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/curdi/'>Curdi</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/gas-2/'>Gas</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/iran/'>Iran</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/iraq/'>Iraq</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/kurdistan/'>Kurdistan</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/medio-oriente/'>Medio Oriente</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/usa/'>Usa</a> Tagged: <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/cina/'>cina</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/compagnie-petrolifere/'>compagnìe petrolifere</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/curdi/'>Curdi</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/gas/'>gas</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/golfo-persico/'>Golfo Persico</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/ioc/'>IOC</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/iran/'>Iran</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/iraq/'>Iraq</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/krg/'>KRG</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/petrolio/'>petrolio</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/turchia/'>Turchia</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/usa/'>Usa</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/hyeron.wordpress.com/356/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/hyeron.wordpress.com/356/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/hyeron.wordpress.com/356/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/hyeron.wordpress.com/356/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/hyeron.wordpress.com/356/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/hyeron.wordpress.com/356/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/hyeron.wordpress.com/356/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/hyeron.wordpress.com/356/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/hyeron.wordpress.com/356/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/hyeron.wordpress.com/356/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/hyeron.wordpress.com/356/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/hyeron.wordpress.com/356/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/hyeron.wordpress.com/356/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/hyeron.wordpress.com/356/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hyeron.wordpress.com&amp;blog=8567713&amp;post=356&amp;subd=hyeron&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://hyeron.wordpress.com/2010/12/25/iraq-memorie-del-sottosuolo-parte-terza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>11</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/eefa5990e7d65e8af4a1e8aff8950f44?s=96&#38;d=http%3A%2F%2Fs0.wp.com%2Fi%2Fmu.gif&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">hyeron</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://hyeron.files.wordpress.com/2010/12/iraqgas01.png" medium="image">
			<media:title type="html">iraqgas01</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://hyeron.files.wordpress.com/2010/12/halliburton1.png" medium="image">
			<media:title type="html">Halliburton</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Iraq, memorie del sottosuolo (parte seconda)</title>
		<link>http://hyeron.wordpress.com/2010/12/16/iraq-memorie-del-sottosuolo-parte-seconda-dove-gli-sciiti-sono-indecisi-e-i-curdi/</link>
		<comments>http://hyeron.wordpress.com/2010/12/16/iraq-memorie-del-sottosuolo-parte-seconda-dove-gli-sciiti-sono-indecisi-e-i-curdi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 22:25:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[apocalissi]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[apocalisse]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[compagnìe petrolifere]]></category>
		<category><![CDATA[conflitti armati]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Golfo Persico]]></category>
		<category><![CDATA[IOC]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[KRG]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://hyeron.wordpress.com/?p=346</guid>
		<description><![CDATA[dove gli Sciiti esitano e i Curdi sperano     E dunque it’s the oil, stupid. Eppure è stata una Beresina, se non una Waterloo, la presa americana delle risorse petrolifere della mesopotamia non c’è stata, non è riuscita. Si poteva anche ammettere il caos, il sangue nelle strade, il massacro continuo del regolamento di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hyeron.wordpress.com&amp;blog=8567713&amp;post=346&amp;subd=hyeron&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><em><span style="color:#c0c0c0;">dove gli Sciiti esitano e i Curdi sperano</span></em></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">E dunque <em>it’s the oil, stupid</em>.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">Eppure è stata una Beresina, se non una Waterloo, la presa americana delle risorse petrolifere della mesopotamia non c’è stata, non è riuscita. Si poteva anche ammettere il caos, il sangue nelle strade, il massacro continuo del regolamento di conti tra Sciiti e Sunniti, il fallimento totale della ricostruzione (ad oggi la continuità dell’erogazione di corrente nelle città è altamente problematica, per usare un understament), ma imponenti risorse militari sono sempre state destinate al controllo dell’infrastruttura petrolifera (giacimenti, oleodotti, terminal e porti).<span id="more-346"></span></span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">Perché allora si è fallito completamente, nella prima fase, l’obbiettivo di recuperare, sotto controllo Usa, pozzi e oleodotti a una operatività ai livelli prebellici del 1990 e al dicembre 2009 si era ancora sotto di 100mila barili al giorno rispetto al dato del 2002?</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">Essenzialmente per tre motivi:</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3 style="padding-left:150px;"><span style="color:#c0c0c0;">_ si è commesso rispetto all’industria petrolifera lo stesso errore esiziale compiuto rispetto alle forze armate e di polizia, si è scelto di smantellare tutto, disperdere migliaia di tecnici, ingegneri, funzionari e le loro competenze. Un patrimonio di expertise accumulato negli anni doveva essere sostituito e ricostituito, ma soprattutto si è generato un focolaio importante di quella resistenza plurale che ha bersagliato per anni ogni sforzo (non solo americano) di ripresa. Una resistenza non necessariamente armata, ma estremamente efficace, grazie allo stile autoritario del proconsole Bremer e alla solidarietà dei lavoratori “superstiti”. A Bassora si ricorda ancora il grande sciopero che paralizzò il porto, e con esso l’80% dell’export petrolifero, quando si diffuse la notizia del prossimo passaggio di gestione da un’azienda di stato irachena a una sussidiaria di Halliburton.</span></h3>
<h3 style="padding-left:150px;"><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3 style="padding-left:150px;"><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3 style="padding-left:150px;"><span style="color:#c0c0c0;">_ quando imprese internazionali hanno preso direttamente in carico la realizzazione di riparazioni e opere di ingegneria la gestione si è rivelata caotica e fallimentare, presumibilmente corrotta: anziché riparare le strutture di norma si procedeva alla sostituzione con componenti di produzione estera, che puntualmente si rivelavano incompatibili con le tecnologie implementate. Piccoli progetti diventavano opera faraoniche di ricostruzione ex novo, destinate a rimanere incompiute. La scelta di utilizzare regolarmente manodopera estera sollevava la più dura opposizione dei lavoratori locali e anche sabotaggi e attacchi armati agli impianti.</span></h3>
<h3 style="padding-left:150px;"><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3 style="padding-left:150px;"><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3 style="padding-left:150px;"><span style="color:#c0c0c0;">_ l’opera di recupero delle strutture era così vissuta dalle comunità locali non come ricostruzione, bensì come spoliazione coloniale. Questo anche a causa della consuetudine, invalsa nell’era Saddam, per cui le comunità locali percepivano direttamente dagli impianti una piccola quota del reddito generato, o della produzione stessa. Gran parte delle resistenze locali veniva (viene) dalla perdita di queste servitù.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">Naturalmente alla guerriglia e sabotaggio di comunità e lavoratori si sommavano gli atti di insurrezione politica diretti a colpire una direttiva nevralgica dell’occupazione militare americana. Nei primi due anni si contano almeno duecento attacchi alle strutture, diventati ben seicento nel 2007.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">Alla sconfitta militare, sul campo, si aggiungeva quella politica a Baghdad. Nel 2004, in epoca post-Bremer, gli americani tentavano di coinvolgere il governo iracheno: il premier Allawi sottoscriveva l’impegno ad attuare il piano Usa per l’industria petrolifera in cambio della remissione di un quarto del debito accumulato da Saddam verso i paesi europei. La situazione sul campo rimase ingovernabile. Nel 2007 si sottopose il piano petrolifero al Parlamento della neonata democrazia &#8211; doveva essere il nucleo della Legge quadro di regolazione del settore, ma nonostante trattative, nuove elezioni e diverse revisioni, il progetto di legge rimane lontano dall’approvazione.  A più di sei anni dall’invasione, nel 2009 i livelli produttivi non toccavano quelli del 2002, né si erano verificati progressi nella capacità produttiva o nelle esportazioni.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;"><a href="http://hyeron.files.wordpress.com/2010/12/sc.png"><img class="alignleft size-full wp-image-347" title="sc" src="http://hyeron.files.wordpress.com/2010/12/sc.png?w=497" alt=""   /></a>In realtà, avendo presenti i recenti sviluppi (nell’ultimo anno e mezzo) si può dire che la ingovernabilità della questione petrolifera, e dei territori coinvolti, derivava soprattutto dal mancato scioglimento di nodi politici al centro, relativi alla forma di Stato che il nuovo Iraq doveva assumere. Dove il nodo gordiano tra federalismo o confederazione era stato tagliato, semplicemente prendendosi la sovranità senza aspettare decisioni dal centro, vale a dire a nord, nel Kurdistan iracheno di Erbil, la politica petrolifera era effettiva e non incontrava sostanziali resistenze sul campo. In realtà l’indecisione è sempre stata degli sciiti, i Sunniti essendo compattamente per un forte governo centrale e i Curdi, specularmente, per un assetto confederale che mantenesse al centro solo l’involucro di una sovranità. Poiché tutti i gruppi sciiti sono comunque legati o connessi a Teheran, si deve pur ritenere che questa oscillazione coinvolga il potente vicino, il suo trincerato gruppo dirigente. Ed è ben comprensibile &#8211; agli sciiti fanno capo almeno due, forse tre linee di interesse, e altrettante ipotesi di soluzione istituzionale: </span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#c0c0c0;">_ le spinte semi-secessioniste di distretti petroliferi del sud &#8211; segnatamente le città Bassora, Dhi Qar e Maysan &#8211; desiderosi di appropriarsi direttamente della gestione delle risorse, e dunque di poteri amministrativi e di autogoverno nella forma di quasi-città stato.</span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#c0c0c0;">_ la pulsione a una regione sciita nel sud, sul modello del KRG (Kurdistan Regional Government) a nord.</span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#c0c0c0;">_ la tentazione nazionalista, a restaurare un centro politico forte a Baghdad, da cui governare l’intero paese in qualità di azionista di maggioranza (la comunità sciita è la più vasta, anche se concentrata in gran parte nel sud e storicamente estromessa dal potere, a favore dei sunniti).</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">Ad oggi questa indeterminazione non è stata sciolta, ma, in una sorta di gioco di bambole russe, il partito Sciita “confederalista” (semplificando un po’ i termini della situazione) ISCI ha rigettato i progetti di città-stato petrolifere, e i due partiti Sciiti “centralisti”, Dawa e sostenitori di Moqtada al-Sadr, sotto la guida del premier al Maliki, hanno interdetto all’ISCI ogni progetto di confederazione o regione sciita. Benchè la costituzione approvata contempli in effetti un ordinamento confederale. Alle contraddizioni del fronte sciita (di cui lo stesso Maliki e il suo partito fanno in qualche modo parte) si fa riferimento per sostenere la limitata importanza del fattore etno-settario nel determinare gli equilibri (o gli squilibri) nel quadro iracheno.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">A Maliki si deve anche l’attuazione di un vasto progetto di recupero del potere statuale (di controllo del territorio e delle sue risorse, anzitutto) e di ricomposizione <em>de facto</em> al centro di quella sovranità.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">Questo processo si incrocia con la vicenda curda, una storia nella storia.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">Nella percezione dei Curdi iracheni, e del KRG, l’appropriazione delle risorse di idrocarburi (una quota importante, ma ben minoritaria delle riserve complessive del paese) era solo un cardine del progetto di transizione a una vera ed effettiva indipendenza nazionale, se pure non formale, nel quadro di un ordinamento confederale dello stato iracheno. Sembra anzi che la sostanziale dissoluzione di un potere centrale fosse il reale obbiettivo dei Curdi, percepito come la vera assicurazione sulla vita del Kurdistan iracheno. In questo quadro il KRG e i deputati curdi a Baghdad sostenevano, assieme ai deputati dell’ISCI (sciita), l’iniziativa per incorporare nel testo della costituzione del 2005 le linee di un assetto confederale e di una suddivisione (tripartizione) de facto del paese su linee etno-settarie, oltre alla proposta di un riordinamento generale del sistema fiscale che privasse il centro di quasi ogni controllo sulla gestione della finanza pubblica. Sul primo fronte si ottenne una vittoria più formale che sostanziale: l’assetto contemplato nel testo è effettivamente confederale, ma nei fatti l’attuazione è stata sistematicamente sabotata o interdetta nell’azione politica delle forze prevalenti negli anni successivi (il Dawa party di Al Maliki e i seguaci di Al Sadr), impegnate anche in un continuo lavorìo politico-parlamentare per la revisione dello stesso testo (ad oggi senza risultati). La riforma confederalista del sistema fiscale non è mai stata approvata.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">La politica petrolifera racconta un’altra storia, più complessa. In assenza di una legislazione federale sugli idrocarburi, perennemente bloccata a Baghdad dai reciproci interdetti tra partiti, correnti e componenti etno-settarie, a Erbil si decise di procedere autonomamente, a cominciare dalla promulgazione – nel 2007 &#8211; di una legge nazionale (curda) in materia. Al contempo si assumeva il controllo di fatto delle risorse nella regione curda e di quelle nei territori contesi (in particolare Kirkuk, nel cui sottosuolo giace una quota enorme dell’intera “dotazione” irachena).</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">La strategia petrolifera di Erbil è molto diversa da quella prevalente al centro, con il governo Al-Maliki. Si decise di operare con le compagnie estere attraverso contratti production-sharing (PSC), che garantiscono alle società una partecipazione diretta negli introiti e soprattutto il controllo diretto sulle riserve da esse scoperte. Una politica che, aldilà della questione di (il)legittimità (per aver operato fuori dal quadro di una legislazione federale tuttora a venire), ha sollevato aspre critiche nel merito da parte di Baghdad, accuse di svendere parte del patrimonio nazionale di risorse energetiche. I risultati sono stati comunque modesti. Se da un lato si è riusciti a concludere diversi contratti, peraltro in condizioni di scarsa o nulla trasparenza, nei fatti al 2008 si produceva petrolio solo da un campo (gestito dalla norvegese DNO) e in quantità modestissima, e soprattutto senza disporre di canali midstream per il transito e la commercializzazione del prodotto: l’utilizzo dell’oleodotto Kirkuk-Baiji-Ceyan rimaneva interdetto a causa del contenzioso con Baghdad.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">L’insuccesso più grave, tuttavia, consisteva nella incapacità di attrarre le medie e grandi compagnie internazionali, obbiettivo cruciale della politica petrolifera di Erbil. La “prudente attesa” da parte delle Ioc era ed è motivata da un quadro di profonda incertezza:</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#c0c0c0;">_ scarsità o assenza di infrastrutture (o inaccessibilità di quelle esistenti, vedi punto 4)</span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#c0c0c0;">_ carenza di un sistema di servizi finanziari</span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#c0c0c0;">_ rischio geologico</span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#c0c0c0;">_ persistente indeterminazione del quadro giuridico e politico, in assenza di una legge federale di settore e di una intesa tra KRG e governo di Baghdad</span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3 style="padding-left:180px;"><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">Nel maggio 2009 si era pervenuti a un compromesso tra i due governi: i Curdi erano autorizzati a estrarre da due campi (Taq Taq e Tawke) e ad utilizzare l’oleodotto che attraversa il territorio KRG. In realtà, mentre il compromesso era stato accettato dal governo centrale solo come soluzione temporanea, senza alcun entusiasmo e in attesa di una risistemazione complessiva del settore, agli occhi del KRG esso era viziato da almeno due o tre gravi limiti:</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">_ al governo curdo era negato il (riconoscimento del) controllo sulle risorse di idrocarburi, e perfino sul flusso finanziario generato, da depositarsi direttamente nel Fondo per lo Sviluppo dell’Iraq, sotto controllo federale. Non fu neanche stabilito alcun nuovo accordo di export: a tutti gli effetti si esportava petrolio iracheno attraverso un oleodotto iracheno, nel quadro di precedenti accordi tra Iraq e Turchia.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">_ Baghdad non riconosceva i contratti stipulati dal KRG con le compagnie petrolifere (DNO, Addax Petroleum e Genel Enerji) impegnate nei due campi di estrazione, la copertura dei costi da esse sostenuti rimaneva una questione tra queste e il governo curdo.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">Benchè quantitativamente molto promettente (100mila b/d iniziali, da portare a 450mila entro la fine del 2010 e a 1 milione b/d nel giro di quattro anni) il compromesso non superò il 2009.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">La situazione attuale è uno stallo attraversato da tensioni esplosive, rimangono aperte faglie importanti tra Erbil e il governo federale, ma quali erano e sono le linee strategiche della politica petrolifera, le aspettative e le rappresentazioni intorno al petrolio, da parte curda?</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">La gestione delle risorse è sempre stata guidata da una visione intimamente geopolitica, dal bisogno storico di garantire alla comunità curda d’Iraq una garanzia, una assicurazione &#8211; internazionale &#8211; sulla vita.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">Si può dire che esistesse un obbiettivo quantitativo e uno qualitativo.</span></h3>
<h3><span style="color:#c0c0c0;">Le grandi società internazionali devono essere attratte nello sfruttamento delle risorse petrolifere perché le medie e piccole (spesso più coraggiose nell’assumersi il rischio geopolitico e tecnologico) non dispongono delle risorse finanziarie e industriali necessarie per sviluppare una completa filiera degli idrocarburi, o almeno fino al midstream delle condutture (oleodotti e gasdotti), e così bypassare il veto di Bagdad sull’infrastruttura esistente. Ma c’è un altro aspetto, più politico: coinvolgere le grandi compagnie significa, agli occhi della classe dirigente del KRG, ancorare i destini del paese a un Grande Gioco di interessi che trascende il livello regionale (iracheno), e così potente da poter condizionare Bagdad nelle sue mosse, e garantire una sorta di protezione sovranazionale ai Curdi, in caso di traumatica rottura delle trattative politiche. Questo perché le grandi Ioc sono supportate da grandi paesi, e alcune potenze mondiali: Russia, Francia, Stati Uniti, Cina, India, Inghilterra, Turchia.. Quasi un rovesciamento hegeliano, forse un’astuzia della ragione, ripone &#8211; agli occhi della leadership curda &#8211; la salvezza del Kurdistan iracheno in quella che per l’Iraq stesso è stata la fonte dell’apocalisse.</span></h3>
<br />Filed under: <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/apocalissi/'>apocalissi</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/curdi/'>Curdi</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/iraq/'>Iraq</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/kurdistan/'>Kurdistan</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/category/petrolio-2/'>Petrolio</a> Tagged: <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/apocalisse/'>apocalisse</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/cina/'>cina</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/compagnie-petrolifere/'>compagnìe petrolifere</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/conflitti-armati/'>conflitti armati</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/curdi/'>Curdi</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/geopolitica/'>geopolitica</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/golfo-persico/'>Golfo Persico</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/ioc/'>IOC</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/iran/'>Iran</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/iraq/'>Iraq</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/krg/'>KRG</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/petrolio/'>petrolio</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/turchia/'>Turchia</a>, <a href='http://hyeron.wordpress.com/tag/usa/'>Usa</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/hyeron.wordpress.com/346/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/hyeron.wordpress.com/346/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/hyeron.wordpress.com/346/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/hyeron.wordpress.com/346/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/hyeron.wordpress.com/346/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/hyeron.wordpress.com/346/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/hyeron.wordpress.com/346/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/hyeron.wordpress.com/346/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/hyeron.wordpress.com/346/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/hyeron.wordpress.com/346/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/hyeron.wordpress.com/346/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/hyeron.wordpress.com/346/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/hyeron.wordpress.com/346/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/hyeron.wordpress.com/346/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hyeron.wordpress.com&amp;blog=8567713&amp;post=346&amp;subd=hyeron&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://hyeron.wordpress.com/2010/12/16/iraq-memorie-del-sottosuolo-parte-seconda-dove-gli-sciiti-sono-indecisi-e-i-curdi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>10</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/eefa5990e7d65e8af4a1e8aff8950f44?s=96&#38;d=http%3A%2F%2Fs0.wp.com%2Fi%2Fmu.gif&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">hyeron</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://hyeron.files.wordpress.com/2010/12/sc.png" medium="image">
			<media:title type="html">sc</media:title>
		</media:content>
	</item>
	</channel>
</rss>
