Archivio mensile:giugno 2010

il giocattolo nuovo dell’imperatore (una riflessione a tutto campo sul disastro di Deepwater Horizon) – parte seconda

D’altra parte il salvataggio di Bp, comunque dovesse avvenire, impedirebbe ancora una volta quella interna_ lizzazione dei reali costi dell’industria petrolifera che è finora mancata, con grave distorsione per l’economia e danno per la società: finché quei costi saranno a carico del contribuente le fonti fossili godranno di un vantaggio ingiustificato, una remora che ritarderà ancora per molti anni la riconversione dell’economia a nuove fonti energetiche.

Uno dei più autorevoli candidati all’acquisizione-salvataggio di Bp sembra essere il colosso cinese PetroChina. L’ipotesi è tutt’alto che fantasiosa, è stata tracciata dal report di una importante banca d’affari (la Standard Chartered di Londra), valutandone accuratamente pro e contro per la società cinese, e le possibili reazioni delle autorità occidentali (Usa in particolare); è stata ripresa da Bloomberg e dal sito Alphaville di Financial Times, tra gli altri; ha alimentato in questi giorni flussi speculativi sul titolo a Wall Street. E’ uno scenario con cui fare i conti. Continua a leggere

Mica gatti grassi… (una riflessione a tutto campo sul disastro della Deepwater Horizon) – parte prima

 

 L’entità del disastro cominciato con l’esplosione della Deepwater Horizon la notte del 20 Aprile nelle acque del Golfo del Messico non è ancora definibile, perché il flusso (di intensità ancora incerta) è tuttora in corso e lo sarà per un bel po’ di tempo, ma si tratta sicuramente del più grave disastro ambientale nella storia degli Stati Uniti, e lo si può ormai definire la Chernobil degli idrocarburi. Il suo impatto diretto, sulla vita e l’economia delle popolazioni di diversi stati costieri, anche oltre il Golfo, è destinato a protrarsi per molti anni, decenni. Di portata molto più vasta saranno le conseguenze indirette sui costi e le opportunità di investimento, la gestione delle risorse petrolifere da parte delle compagnie – tali da ristrutturare alle fondamenta il rapporto che avremo con l’energia negli anni a venire.

I costi di questa distruzione di risorse naturali, normalmente delle tranquille esternalità per la potentissima industria degli idrocarburi, questa volta dovranno essere internalizzati, assunti in gran parte a carico della società responsabile, Bp. Il loro importo appare difficilmente calcolabile, considerata anche l’intenzione espressa dall’amministrazione Obama di far pagare a Bp i danni da mancato introito per le compagnie che subiscono la moratoria sulle estrazioni nel Golfo del Messico. Ma è proprio sull’intensità, sulla natura stessa dell’emorragia nera, e dunque sulle possibilità e strumenti di intervento, che regna un buio pesto, attraversato da sussurri e grida. Continua a leggere