Archivio mensile:febbraio 2011

Un altro Cigno Nero (seconda parte)

La crisi dei prezzi alimentari (in realtà tutte le commodities stanno attraversando una fase fortemente rialzista da circa un anno) incorpora anche una complessa componente finanziaria.

 

All’inizio di novembre, subito dopo le elezioni di mid term, la Fed vara la seconda fase di quantitative easing (allentamento quantitativo, QE2), operazioni di mercato aperto con cui la banca centrale acquista titoli e immette ampia liquidità nel sistema finanziario, 6-700 mld di dollari. L’allentamento porterebbe di per sé a un deprezzamento del dollaro, ma di fatto questo avviene più che altro sui mercati delle commodities (dove il biglietto verde domina incontrastato, come mezzo di pagamento), perché molte economie – soprattutto le emergenti ed export driven, come la stessa Cina – mantengono per scelta l’ancoraggio al dollaro, preferendo immettere a loro volta vaste quantità delle rispettive valute sui mercati (e così generando un focolaio di inflazione), anziché lasciare fluttuare liberamente il cambio. L’effetto netto è dunque, per questi paesi, un aumento di prezzo reale nell’import di beni fungibili.

Paesi che non adottano questa politica si trovano a subire un drastico apprezzamento del cambio, e un duro colpo alla competitività dell’export (è il caso del Brasile). Alcune economie, come la Cina, si proteggono dall’influsso di hot money dagli Usa e relativa pressione inflazionista, grazie a un solido controllo dei movimenti di capitale, ma la muraglia regge fino a un certo punto: anche nell’impero di mezzo si manifestano forti aumenti dei prezzi, soprattutto nel nevralgico settore alimentare, e nell’immobiliare.  Continua a leggere

Un altro Cigno Nero (prima parte)

In queste ore l’Egitto è in fiamme. Ma prima è caduto il regime in Tunisia, ci sono stati e continuano moti e suicidi dimostrativi in Algeria, dimostrazioni in Yemen, tensioni in Libia, Libano e Siria, dopo i violenti disordini nel Mozambico, a settembre. Naturalmente la crisi egiziana riflette tensioni e contraddizioni proprie di quel paese, ignorate o represse per decenni, e quelle decideranno (assieme a cruciali relazioni internazionali) l’esito di questa fase insurrezionale – tra guerra civile, rivoluzione democratica o islamica, o jacquerie e repressione. Presenta inoltre profili geopolitici particolarmente nevralgici:

_ si tratta del più grande, importante paese arabo (a parte, forse, la    superpotenza energetica saudita)

 

_ è un alleato-chiave degli Usa nel mondo arabo e islamico, storicamente moderato e amico di Israele

 

_ una discreta potenza energetica (nel gas naturale)

 

_ controlla la giugulare dei traffici commerciali globali, Suez, e la via del Mar Rosso (cruciale per la proiezione strategica degli Usa). Le stesse operazioni in Iraq e Afghanistan ne dipendono per la logistica. Continua a leggere