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Africa 2011 – le città la guerra l’energia

Qualcosa di potente si sta muovendo sotto la pelle dell’Africa. Mentre la scena, dall’Egitto alla Nigeria, dalla Costa d’Avorio al Sudan, è attraversata da nuovi tumulti per il pane e da tensioni di guerra civile, da spaventosi attentati terroristici, si possono osservare movimenti più profondi e possenti, destinati a cambiare volto al continente dimenticato, integrandolo finalmente nelle grandi correnti dell’economia globale.

In questa soglia di decennio vediamo chiaramente due tendenze nuove, sull’energia (che da semplice riserva dell’Occidente si fa expertise e industria capace di produrre valore aggiunto, competere con le multinazionali, e alimentare il decollo economico e sociale del continente) e sulla demografia, con la potente spinta all’urbanizzazione – e una vecchia malattia, la guerra endemica. Continua a leggere

Un Racconto di due paesi – Nigeria (parte seconda)

La corsa alle materie prime dell’Africa ha riportato in parte quel continente al centro dell’attenzione politica e mediatica, ma nelle analisi più diffuse sembra si tratti soprattutto (o solamente) di una questione di petrolio e di arrembanti compagnie cinesi.

 

l’importanza del gas

Eppure è nel gas che l’Africa, e uno dei suoi più importanti paesi esportatori di energia fossile – la Nigeria, hanno probabilmente il più importante atout strategico. Già al presente la Nigeria è un grande esportatore, grazie all’imponente complesso GNL (gas naturale liquefatto) di Bonny Island  – con il recupero del sito estrattivo di Soku, bloccato dal 2008 per gli attacchi della guerriglia, la produzione nigeriana di gas liquido raggiunge il 10% del totale mondiale, 20-23 miliardi m3, e fa del paese il terzo esportatore africano, dopo Algeria ed Egitto (ma il primo per riserve disponibili).

La superiore valenza strategica del gas deriva dal suo profilarsi sempre più chiaramente come la fonte energetica del futuro. Quel futuro che è già in corso d’opera, la lunga transizione dall’era del petrolio a quella delle rinnovabili: soprattutto le mature economie industriali dell’Occidente si stanno rapidamente convertendo al gas naturale, dal riscaldamento alla generazione elettrica e alla cogenerazione diffusa, fino – in prospettiva – alla mobilità (anche via elettrificazione del parco-macchine). Si tratta di cogliere i vantaggi derivanti da una fonte relativamente poco inquinante (rispetto a petrolio & carbone, fratelli maggiori della famiglia fossile), meno suscettibile di produrre gas – serra, a più alto rendimento, e le cui risorse disponibili stanno attraversando una drammatica espansione, soprattutto in nord America e Pacifico, grazie allo shale gas (gas degli strati scistosi) e in generale ai giacimenti non convenzionali resi accessibili dalle nuove tecnologie.

Considerato che gli Usa hanno già individuato, e in piccola parte inziato a sfruttare, immense risorse di shale gas sul territorio nazionale, l’interesse (concorrenziale al fabbisogno asiatico) per il gas africano è essenzialmente europeo.

 

Il dilemma dell’energia: export o consumo?

Per sviluppare la capacità di esportazione si è concepito da alcuni anni il progetto di un grande gasdotto trans-sahariano (TSGP), dalle coste del Golfo di Guinea a quelle mediterranee dell’Algeria. In alternativa è pure in gestazione un massiccio ampliamento (di circa 35 mld m3, comparabile alla portata del gasdotto) nella capacità dello stabilimento di liquefazione. Continua a leggere

Un Racconto di due Paesi – Nigeria

Un racconto di due Paesi – Nigeria (il Petrolio)

La vicenda nigeriana in questo senso è particolamente tormentata, un fallimento perfetto: si apre nel 2005 con il secondo round di aste petrolifere indetto dal presidente Obamasanjo (il primo, nel 2000, era andato completamente deserto dalle compagnìe asiatiche), e licenze assegnate ai Coreani, e si chiude nell’ottobre 2008 con la richiesta da parte dell’Ad Hoc Committee – la commissione d’inchiesta parlamentare sulla gestione dell’azienda petrolifera di stato (NNPC) voluta dal nuovo presidente – di revocare le licenze assegnate alle compagnie asiatiche. Nel mezzo c’è il vuoto, anche le licenze della tornata 2007 si sono risolte in nulla di fatto, revocati o comunque mai avviati i progetti infrastrutturali nel trasporto ferroviario, la rete elettrica, la raffinazione. Continua a leggere

Africa, il Rinascimento Fossile

L’Africa subsahariana, il continente dimenticato della globalizzazione, torna al centro del Great Game energetico. Le attenzioni di compagnìe asiatiche (cinesi, coreane, giapponesi, indiane), brasiliane, russe, occidentali sono per le sue risorse, in gran parte ancora da esplorare, di energia fossile (petrolio e gas naturale). Questa sarebbe apparentemente la solita vecchia storia di sfruttamento, o di vero e proprio saccheggio coloniale, di scambio ineguale. E’ in realtà un intrico ben più complesso, che trama le possibilità di uno sviluppo industriale e umano sostenibile, autonomo, e i semi di altre apocalissi, per il continente nero.

E’ anzitutto una costellazione di fattori e sviluppi nell’upstream degli idrocarburi che si profila come particolarmente favorevole alla posizione dei paesi produttori dell’Africa.  La sete di petrolio e gas brucia forte nelle gole dell’economia globale, non si tratta solo della conclamata voracità dei giganti asiatici, è anche il drammatico profilarsi di vari peak oil nazionali, da quello britannico a quello messicano, passando per il lungo addìo del petrolio statunitense, a spronare le grandi compagnìe internazionali e i campioni nazionali in questa corsa verso l’Africa. In particolare prezzi più alti significano per le compagnìe la possibilità/opportunità di finanziare nuovi progetti di prospezione in territori rimasti finora inesplorati, o in ambienti più di frontiera (e dunque più costosi, come l’offshore). Continua a leggere