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Argo (verso una non-recensione)

 

 

“il più grande degli ex-presidenti”

Si è detto di Carter, e già la definizione, nell’intreccio di beffa e malinconia, racconta quel passaggio cruciale della recente storia americana.

Perché Argo è, in effetti, anche un film sulla presidenza Carter, la crisi degli ostaggi un po’ un High Noon nero dell’America in crisi, senza riscatto né verità.

Gli anni ’70 sono un decennio campale per gli Stati Uniti, aprono il secondo tempo della superpotenza americana. Si aprono con la disfatta indocinese, continuano con la guerra del Kippur – che, aldilà dell’evanescente esito militare, segna una rottura non più governabile nel perimetro di equilibri e compensazioni intraoccidentali, o della mera forza militare di Israele, e il coinvolgimento a pieno titolo dell’Unione Sovietica nel teatro di crisi – e la nascita dell’Opec come attore geopolitico, l’embargo petrolifero, la crisi energetica.

teheran

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L’antidottrina Obama

I would prefer not to

Gli Usa dal paradigma Achab
alla dottrina Bartleby

Non c’è una dottrina Obama. E non ci sarà (presumibilmente). La grande
stampa anglosassone  parla di Reticent America (Financial Times), e
almeno dal discorso di accettazione del Nobel si aspettava uno statement più
netto sulle linee portanti di politica estera. Non si tratta neanche del
wilsoniano “parla piano, porta con te un grosso bastone”, quanto di un
rovesciamento, almeno parziale, delle logiche stesse della deterrenza, nel
nuovo contesto strategico. Una dottrina di politica estera e di sicurezza
nazionale è utile per esercitare un controllo implicito, non guerreggiato,
attraverso la dissuasione. Continua a leggere