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Argo (verso una non-recensione)

 

 

“il più grande degli ex-presidenti”

Si è detto di Carter, e già la definizione, nell’intreccio di beffa e malinconia, racconta quel passaggio cruciale della recente storia americana.

Perché Argo è, in effetti, anche un film sulla presidenza Carter, la crisi degli ostaggi un po’ un High Noon nero dell’America in crisi, senza riscatto né verità.

Gli anni ’70 sono un decennio campale per gli Stati Uniti, aprono il secondo tempo della superpotenza americana. Si aprono con la disfatta indocinese, continuano con la guerra del Kippur – che, aldilà dell’evanescente esito militare, segna una rottura non più governabile nel perimetro di equilibri e compensazioni intraoccidentali, o della mera forza militare di Israele, e il coinvolgimento a pieno titolo dell’Unione Sovietica nel teatro di crisi – e la nascita dell’Opec come attore geopolitico, l’embargo petrolifero, la crisi energetica.

teheran

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“Langley, abbiamo un problema” – guerra di ideologie e ideologia di guerra nell’ombra della campagna presidenziale

Hillary ha disinnescato la bomba, poche ore prima dello showdown (il confronto Obama-Romney di Long Island): la responsabilità è mia. Sono insistenti i rumors a Washington, secondo cui il segretario di Stato intenderebbe comunque lasciare al termine del mandato, tra pochi mesi – e dunque, come interpretare un passo così forte e così preciso, provvidenziale nella tempistica.. Avevamo letto la trascinante prova oratoria di Bill Clinton a sostegno del presidente (convention di Charlotte) come parte del Grand Bargain all’origine dell’avventura obamiana (“a te il nostro pieno appoggio, a Hillary il Dipartimento di Stato come trampolino per la nomination democratica al termine del tuo mandato presidenziale”). Un accordo che sconta appunto la conferma del presidente. In questa prospettiva assumersi la responsabilità di un errore, e il suo costo politico, aveva chiaramente il senso di un investimento – se così non è, la chiave di lettura è diversa e forse una più drammatica, e cupa. Continua a leggere

chi ucciderà Liberty Valance

 

Forse è una questione di estetica. Appartiene all’estetica popolare americana che ci sia un giovane avvocato idealista venuto dall’est, con le idee giuste per raddrizzare (salvare) questo fottuto paese (il Gran Paese), e che qualche figlio di puttana senza scrupoli ma con forti appoggi si metta sulla sua strada, per farlo fuori e impedire il cambiamento. E che ci voglia un altro son of a bitch, un outlaw hero, per rimettere le cose nel loro giusto corso, e si compia il Destino Manifesto.

 

 

 

Al momento la stella del presidente è nella polvere, il confronto di Denver è stato (non)gestito in maniera disastrosa e ha generato la più drammatica inversione di tendenza che si ricordi nella storia televisiva delle presidenziali (il primo scontro diretto fu nel 1960). Continua a leggere

Iran – Crimini e Misfatti

Apparentemente i Sauditi si stanno svenando per sostenere l’offerta di petrolio, e abbattere il prezzo. L’esito appare nullo, o controproducente, eppure il prezzo del petrolio deciderà molto probabilmente della guerra o della pace nel Golfo Persico, da qui ai prossimi mesi – tra giugno e novembre.

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L’antidottrina Obama

I would prefer not to

Gli Usa dal paradigma Achab
alla dottrina Bartleby

Non c’è una dottrina Obama. E non ci sarà (presumibilmente). La grande
stampa anglosassone  parla di Reticent America (Financial Times), e
almeno dal discorso di accettazione del Nobel si aspettava uno statement più
netto sulle linee portanti di politica estera. Non si tratta neanche del
wilsoniano “parla piano, porta con te un grosso bastone”, quanto di un
rovesciamento, almeno parziale, delle logiche stesse della deterrenza, nel
nuovo contesto strategico. Una dottrina di politica estera e di sicurezza
nazionale è utile per esercitare un controllo implicito, non guerreggiato,
attraverso la dissuasione. Continua a leggere

Iraq – memorie del sottosuolo (parte terza)

 Dove Pinocchio semina le sue monete d’oro nel campo dei miracoli (petroliferi), rischia lo strangolamento e viene – forse – salvato da Mangiafuoco.

 

 

 

 

L’altra opzione (ma in realtà è connessa alla prima) è quantitativa: la Turchia ha un fabbisogno di circa 800mila b/d, se il Kurdistan iracheno fosse in grado di coprirlo, per Ankara la tentazione di trattare direttamente con Erbil e bypassare il governo federale potrebbe farsi forte.

La Turchia è comunque un socio inevitabile, di quell’aggiramento, perché gli idrocarburi non potrebbero che transitare sul suo territorio.

Ma più che una geopolitica si è rivelata una petromitologia, un realismo ingenuo. A partire dall’inizio del 2009 le fortune di questa strategia di “liberazione nazionale” incontrano una serie di rovesci, maturano nella società irachena e nelle liaison petrolifere una serie di tendenze che minano e fanno saltare uno dopo l’altro i capisaldi di quel progetto, formano un movimento a tenaglia sul Kurdistan iracheno.

La caduta di tensione del movimento confederalista e la perdita di coesione nell’asse con gli sciiti si manifesta con evidenza nelle elezioni politiche del marzo 2010, ma già nel gennaio del 2009 nella provincia di Ninive, territorio conteso e di fatto occupato dai peshmerga, gli arabo-sunniti portano a una schiacciante vittoria il partito al Hadba e la sua piattaforma politica esplicitamente revanchista e ostile ai Curdi. Nell’agosto dell’anno precedente, sempre in un territorio conteso, quello di Khanaquin, si era sfiorato il confronto militare tra forze del KRG e contingenti dell’esercito iracheno – la mediazione americana, supportata da una decisiva presenza militare sul campo, aveva evitato lo scontro. Kirkuk rimane un’altra pericolosissima faglia. Continua a leggere

Iraq, memorie del sottosuolo (parte prima)

December 1st, 2010 Featured Trades: (IRAQI OIL), (SLB), (HAL), (BHI), (WFT)

Di cosa parliamo quando parliamo dell’Iraq?  Come sempre avviene per stati di incerta sovranità, teatri di conflitto aperto e sotterraneo, si tratta effettivamente più di rapporti di forza tra potenze, vicine e lontane. Di un Grande Gioco. Continua a leggere