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Iran – Crimini e Misfatti

Apparentemente i Sauditi si stanno svenando per sostenere l’offerta di petrolio, e abbattere il prezzo. L’esito appare nullo, o controproducente, eppure il prezzo del petrolio deciderà molto probabilmente della guerra o della pace nel Golfo Persico, da qui ai prossimi mesi – tra giugno e novembre.

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la Mappa del Rischio (Deepwater Horizon – quarta parte)

In realtà la settimana scorsa per Bp si è chiusa con un buon rialzo dei corsi azionari: +8%.

Ecco, questo è l’odore del sangue, e si comincia a intravedere qualche pinna a pelo d’acqua. Lo sentono i mercati, che subodorano una prossima scalata da parte di un grande concorrente – Total ha negato di avere simili propositi, per bocca del suo amministratore delegato, giovedì scorso, ma si guarda soprattutto a Exxon-Mobil, e viene fuori l’ipotesi Russia (Bp ha in corso una importante joint venture col terzo operatore petrolifero del paese, la TNK-BP).

Considerato che, come ricorda puntigliosamente il britannico thisismoney, le responsabilità del disastro difficilmente possono essere circoscritte a BP (comunque verrà chiamata a rispondere anche Transocean, la società che gestisce le piattaforme, la statunitense Anadarko, ovvero la compagnia petrolifera contitolare di Macondo, e l’ineffabile Halliburton, che ha realizzato le strutture in cemento del pozzo), e confidando che i relief well ci mettano una pezza ad agosto, Bp potrebbe comunque salvarsi, magari cedendo una parte delle sue attività (altra ipotesi al vaglio dei mercati, e a cui pare la società stia effettivamente lavorando).

Ma ormai i pericoli per Bp vengono primariamente dal campo finanziario, che può bloccare la società in una sorta di scacco matto della liquidità (per effetto delle pesanti revisioni nel rating l’accesso al credito appare ora proibitivo), o addirittura travolgerla in un gorgo di aspettative circolari, o “riflessive”. Pare che oltre una certa quota nella caduta dei corsi azionari si instauri una sorta di circuito delle aspettative, in cui gli operatori sul mercato dei CDS (i titoli di controassicurazione del debito aziendale) guardano alle quotazioni sul mercato azionario per formare il prezzo, e viceversa – una fuga di specchi tra i due mercati finanziari, normalmente autonomi, che porta rapidamente al crack azionario e finanziario.  Continua a leggere

There will be blood (sì, ancora su Deepwater Horizon – terza parte)

Scorrerà sangue, stavolta. Lo hanno capito anche gli operatori finanziari, che continuano a fuggire da Bp, nonostante la capitalizzazione di borsa abbia già perso qualche decina di miliardi di dollari più dei costi stimati a carico della società (circa 103 mld di dollari, il 55% dal 20 aprile). Ma quei costi rimangono in realtà indefiniti, non circoscritti – a nulla serve, in questo senso, la costituzione del fondo da 20 mld di dollari preteso e ottenuto dal presidente Obama. Le “falle” da cui sfugge al controllo ogni tentativo di circoscrivere il carico complessivo sono diverse:

 

_ non si sa quando effettivamente la perdita verrà fermata, perché anche i pozzi di alleggerimento (relief well), attesi operativi per metà agosto, potrebbero fallire

 

 

_ è ancora tutto da verificare l’impatto sulla salute della popolazione negli stati costieri, e sulla catena alimentare: non si tratta solo del pesce e dei molluschi, pare si siano verificate piogge “petrolifere” e raccolti danneggiati (a causa però del Corexit, utilizzato per dissolvere/disperdere il petrolio)

 

_ la macchia potrebbe espandersi molto oltre la sua attuale estensione, e colpire altre aree costiere a grande distanza dall’”epicentro”, se dovesse entrare nel gorgo della Corrente del Golfo

 

_ il delta del Mississippi (le Wetlands) ha per gli stati del Golfo un valore enorme, per le funzioni che garantisce (protezione dagli uragani, sequestro CO2, controllo e purificazione delle acque, riserva biologica), la sua parziale devastazione coprirebbe un valore di per sé molto superiore all’intera capitalizzazione di Bp ante-deepwater Horizon (secondo la stima di sei economisti presentata su Solutions, è nel range di 34-670 mld dollari)

 

_ è da valutare l’impatto della stagione degli uragani, il danno ulteriore che un frullato di petrolio, Corexit (il composto chimico, estremamente inquinante, utilizzato per dissolvere-disperdere il petrolio in superficie) e acqua potrebbe portare alle coste Continua a leggere

Molto Rumore (ma non per nulla) – prima parte

Forse per il Regno Unito si prepara qualcosa di più che una semplice messa a punto nel tradizionale meccanismo dell’alternanza, in questo 2010. Tre sono le coordinate fondamentali che definiscono il paradigma britannico da almeno trent’anni: in politica estera un solido euroscetticismo, declinato e confermato in una pervicace diffidenza (se non aperta ostilità) verso la Russia, il libero mercato come opzione e strategia, soprattutto nei servizi infrastrutturali, nelle grandi reti (energia, trasporti, telecomunicazioni). Tutti e tre sono fortemente messi in causa dagli scenari di crisi energetica che si profilano per il prossimo futuro in Inghilterra. Continua a leggere