Archivi tag: petrolio

a margin call

 

 

 

In mercati finanziari ad alto leverage e su piattaforma telematica come quello dei futures petroliferi, le transazioni sono costantemente intermediate e garantite da una clearing house, che assume il ruolo di controparte in ogni transazione (proprio per garantire il regolare funzionamento del mercato, aldilà di possibili default degli investitori). Quando le perdite di un investitore rischiano di coprire l’intero valore del margine depositato presso il broker, questo opera un margin call. Si richiede cioè all’investitore il deposito di un margine supplementare per garantire le proprie posizioni, diversamente queste saranno liquidate unilateralmente dal broker.

 

Decifrare uno scenario geopolitico in filigrana ai trend, sia pure trimestrali, dei mercati petrofinanziari è sicuramente un’operazione complessa e ad alto rischio..

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Iran – Crimini e Misfatti

Apparentemente i Sauditi si stanno svenando per sostenere l’offerta di petrolio, e abbattere il prezzo. L’esito appare nullo, o controproducente, eppure il prezzo del petrolio deciderà molto probabilmente della guerra o della pace nel Golfo Persico, da qui ai prossimi mesi – tra giugno e novembre.

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L’antidottrina Obama

I would prefer not to

Gli Usa dal paradigma Achab
alla dottrina Bartleby

Non c’è una dottrina Obama. E non ci sarà (presumibilmente). La grande
stampa anglosassone  parla di Reticent America (Financial Times), e
almeno dal discorso di accettazione del Nobel si aspettava uno statement più
netto sulle linee portanti di politica estera. Non si tratta neanche del
wilsoniano “parla piano, porta con te un grosso bastone”, quanto di un
rovesciamento, almeno parziale, delle logiche stesse della deterrenza, nel
nuovo contesto strategico. Una dottrina di politica estera e di sicurezza
nazionale è utile per esercitare un controllo implicito, non guerreggiato,
attraverso la dissuasione. Continua a leggere

Iraq – memorie del sottosuolo (parte terza)

 Dove Pinocchio semina le sue monete d’oro nel campo dei miracoli (petroliferi), rischia lo strangolamento e viene – forse – salvato da Mangiafuoco.

 

 

 

 

L’altra opzione (ma in realtà è connessa alla prima) è quantitativa: la Turchia ha un fabbisogno di circa 800mila b/d, se il Kurdistan iracheno fosse in grado di coprirlo, per Ankara la tentazione di trattare direttamente con Erbil e bypassare il governo federale potrebbe farsi forte.

La Turchia è comunque un socio inevitabile, di quell’aggiramento, perché gli idrocarburi non potrebbero che transitare sul suo territorio.

Ma più che una geopolitica si è rivelata una petromitologia, un realismo ingenuo. A partire dall’inizio del 2009 le fortune di questa strategia di “liberazione nazionale” incontrano una serie di rovesci, maturano nella società irachena e nelle liaison petrolifere una serie di tendenze che minano e fanno saltare uno dopo l’altro i capisaldi di quel progetto, formano un movimento a tenaglia sul Kurdistan iracheno.

La caduta di tensione del movimento confederalista e la perdita di coesione nell’asse con gli sciiti si manifesta con evidenza nelle elezioni politiche del marzo 2010, ma già nel gennaio del 2009 nella provincia di Ninive, territorio conteso e di fatto occupato dai peshmerga, gli arabo-sunniti portano a una schiacciante vittoria il partito al Hadba e la sua piattaforma politica esplicitamente revanchista e ostile ai Curdi. Nell’agosto dell’anno precedente, sempre in un territorio conteso, quello di Khanaquin, si era sfiorato il confronto militare tra forze del KRG e contingenti dell’esercito iracheno – la mediazione americana, supportata da una decisiva presenza militare sul campo, aveva evitato lo scontro. Kirkuk rimane un’altra pericolosissima faglia. Continua a leggere

Iraq, memorie del sottosuolo (parte seconda)

dove gli Sciiti esitano e i Curdi sperano

 

 

E dunque it’s the oil, stupid.

Eppure è stata una Beresina, se non una Waterloo, la presa americana delle risorse petrolifere della mesopotamia non c’è stata, non è riuscita. Si poteva anche ammettere il caos, il sangue nelle strade, il massacro continuo del regolamento di conti tra Sciiti e Sunniti, il fallimento totale della ricostruzione (ad oggi la continuità dell’erogazione di corrente nelle città è altamente problematica, per usare un understament), ma imponenti risorse militari sono sempre state destinate al controllo dell’infrastruttura petrolifera (giacimenti, oleodotti, terminal e porti). Continua a leggere

Iraq, memorie del sottosuolo (parte prima)

December 1st, 2010 Featured Trades: (IRAQI OIL), (SLB), (HAL), (BHI), (WFT)

Di cosa parliamo quando parliamo dell’Iraq?  Come sempre avviene per stati di incerta sovranità, teatri di conflitto aperto e sotterraneo, si tratta effettivamente più di rapporti di forza tra potenze, vicine e lontane. Di un Grande Gioco. Continua a leggere

Rinascimento nel Deserto

no non è la nuova fiction raiset per l’estate, non ci sono bionde duchesse rapite nè avventurosi pirati.. ma qualche emiro lo si trova. E poi si tratta di un vero colossal, mica vivai di starlette per utilizzatori finali:  è che da un po’ di tempo, quando si parla di nucleare, del (fantomatico) revival dell’energia atomica, si trova sempre il modo di infilarci la retorica del “Rinascimento”. Astuta soluzione di marketing per venderci il fatto che negli Stati Uniti non si costruisce un reattore da più di  trent’ anni, mentre in Europa una simile stasi data dal 1986, e sembra che non usciremo dal medioevo atomico per un bel pezzo (forse mai), viste le enormi difficoltà e imprevisti e revisioni dell’impresa di Olkiluoto, in Finlandia.

Di film dunque se ne stanno facendo molti sul nucleare, per intrattenere il pubblico mentre il business procede – ieri sul sole24ore un formidabile dossier sulle meravigliose prospettive del nucleare italiano, sembra che l’atomo sia la pietra filosofale, la soluzione che porta con sè Lavoro, Ricerca, Indotto  (l’indotto! l’indotto!), la Crescita del Sud, il Federalismo, la Protezione dell’Ambiente, l’indipendenza energetica e anche una naturale e fluente Riscrescita sul Capo dei Calvi.

ma queste son commedie italiane. nel deserto si prepara un gran colossal, si mobilitano le majors americane. Come riferisce Oil, sito dell’Eni:

Washington – Le aziende americane Shaw Group e Exelon Nuclear Partners e la giapponese Toshiba hanno siglato un accordo per portare avanti progetti di centrali nucleari in Arabia Saudita. Lo afferma un comunicato congiunto pubblicato dal sito Business Newswire. Toshiba e Shaw si occuperanno del design e della costruzione degli impianti, mentre Exelon dei servizi correlati ai progetti. L’Arabia Saudita, così come molti altri stati del Golfo, ha iniziato i passi per la costruzione di centrali atomiche per far fronte alla crescita della popolazione e dell’economia. Nel business si sono ad esempio già lanciati gli Emirati Arabi Uniti, che hanno firmato un contratto da 20,4 miliardi di dollari con una compagnia sud coreana per la costruzione di 4 centrali. Attualmente l’Arabia Saudita utilizza il 75 per cento del petrolio prodotto per la produzione di elettricità, e sta pianificando di spendere 400 miliardi di dollari entro il 2013 per diversificare le fonti di energia.

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