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Africa 2011 – le città la guerra l’energia

Qualcosa di potente si sta muovendo sotto la pelle dell’Africa. Mentre la scena, dall’Egitto alla Nigeria, dalla Costa d’Avorio al Sudan, è attraversata da nuovi tumulti per il pane e da tensioni di guerra civile, da spaventosi attentati terroristici, si possono osservare movimenti più profondi e possenti, destinati a cambiare volto al continente dimenticato, integrandolo finalmente nelle grandi correnti dell’economia globale.

In questa soglia di decennio vediamo chiaramente due tendenze nuove, sull’energia (che da semplice riserva dell’Occidente si fa expertise e industria capace di produrre valore aggiunto, competere con le multinazionali, e alimentare il decollo economico e sociale del continente) e sulla demografia, con la potente spinta all’urbanizzazione – e una vecchia malattia, la guerra endemica. Continua a leggere

la Mappa del Rischio (Deepwater Horizon – quarta parte)

In realtà la settimana scorsa per Bp si è chiusa con un buon rialzo dei corsi azionari: +8%.

Ecco, questo è l’odore del sangue, e si comincia a intravedere qualche pinna a pelo d’acqua. Lo sentono i mercati, che subodorano una prossima scalata da parte di un grande concorrente – Total ha negato di avere simili propositi, per bocca del suo amministratore delegato, giovedì scorso, ma si guarda soprattutto a Exxon-Mobil, e viene fuori l’ipotesi Russia (Bp ha in corso una importante joint venture col terzo operatore petrolifero del paese, la TNK-BP).

Considerato che, come ricorda puntigliosamente il britannico thisismoney, le responsabilità del disastro difficilmente possono essere circoscritte a BP (comunque verrà chiamata a rispondere anche Transocean, la società che gestisce le piattaforme, la statunitense Anadarko, ovvero la compagnia petrolifera contitolare di Macondo, e l’ineffabile Halliburton, che ha realizzato le strutture in cemento del pozzo), e confidando che i relief well ci mettano una pezza ad agosto, Bp potrebbe comunque salvarsi, magari cedendo una parte delle sue attività (altra ipotesi al vaglio dei mercati, e a cui pare la società stia effettivamente lavorando).

Ma ormai i pericoli per Bp vengono primariamente dal campo finanziario, che può bloccare la società in una sorta di scacco matto della liquidità (per effetto delle pesanti revisioni nel rating l’accesso al credito appare ora proibitivo), o addirittura travolgerla in un gorgo di aspettative circolari, o “riflessive”. Pare che oltre una certa quota nella caduta dei corsi azionari si instauri una sorta di circuito delle aspettative, in cui gli operatori sul mercato dei CDS (i titoli di controassicurazione del debito aziendale) guardano alle quotazioni sul mercato azionario per formare il prezzo, e viceversa – una fuga di specchi tra i due mercati finanziari, normalmente autonomi, che porta rapidamente al crack azionario e finanziario.  Continua a leggere

Un Racconto di due Paesi – Nigeria

Un racconto di due Paesi – Nigeria (il Petrolio)

La vicenda nigeriana in questo senso è particolamente tormentata, un fallimento perfetto: si apre nel 2005 con il secondo round di aste petrolifere indetto dal presidente Obamasanjo (il primo, nel 2000, era andato completamente deserto dalle compagnìe asiatiche), e licenze assegnate ai Coreani, e si chiude nell’ottobre 2008 con la richiesta da parte dell’Ad Hoc Committee – la commissione d’inchiesta parlamentare sulla gestione dell’azienda petrolifera di stato (NNPC) voluta dal nuovo presidente – di revocare le licenze assegnate alle compagnie asiatiche. Nel mezzo c’è il vuoto, anche le licenze della tornata 2007 si sono risolte in nulla di fatto, revocati o comunque mai avviati i progetti infrastrutturali nel trasporto ferroviario, la rete elettrica, la raffinazione. Continua a leggere